23 settembre 2026: perfetto equilibrio buio e luce!

Tutti noi, nella metà settentrionale del nostro pianeta, ci siamo accorti che il sole di mezzogiorno appare più basso,le notti si allungano e il tramonto arriva prima, questo è un segno che il regno dell’estate è agli sgoccioli.
“L’estate sta finendo” cantavano i Righeira, no finisce proprio oggi 23 settembre, giorno in cui quest’anno cade l’equinozio d’autunno. 
Un’estate lunga tremenda per il gran caldo alcuni accoglieranno con gioia questo evento, altri con la classica nostalgia che prende quando finisce il periodo del sole e delle vacanze.
Il termine che a mio parere si accosta di più a questa sensazione è “saudade” la parola portoghese che descrive un profondo sentimento di malinconia e nostalgico rimpianto per una persona, un luogo o un tempo lontani, unito al desiderio intenso di ciò che ci manca.
È giusto ricordare che la sua origine ha radice latine e deriva da “sol?tas” “solitudine” poi passata al portoghese antico “soledade“.
Una parola che unisce due anime, il dolore della mancanza “cuidado” al forte desiderio “desejos” di ciò che non c’è o che non tornerà.
Fin qui la nostra storia e nostalgia ma, veniamo all’evento astronomico pur sempre affascinante. 
Oggi con l’equinozio autunnale, inizia ufficialmente l’autunno nell’emisfero nord e la primavera in quello meridionale; come sempre, il cambio di stagione non avviene nell’arco di una giornata, non è un giorno ma un momento, un’ora specifica in questo caso alle ore 02:05 italiane, ovvero l’attimo in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore, solo in quel momento la linea d’ombra che divide la zona della Terra illuminata dal Sole da quella in cui è notte, taglierà contemporaneamente Polo Nord e Polo Sud. 
Un equinozio è l’allineamento geometrico tra il Sole e la Terra, più nello specifico, l’equinozio d’autunno è il momento in cui il Sole si trova esattamente sull’equatore celeste per sconfinare nell’emisfero meridionale della volta celeste. 
Sulla Terra questo si traduce nel fatto che all’equatore, a mezzogiorno del giorno di equinozio, il Sole è perfettamente allo zenit e in quel momento gli oggetti non proiettano ombre.
Questo comporta il fatto che la linea che divide il dì dalla notte, in gergo tecnico “circolo di illuminazione“, passa per i poli terrestri: i raggi del Sole sono perpendicolari all’asse di rotazione terrestre, luce e ombra tagliano idealmente la Terra a metà e avremo 12 ore di luce e 12 di buio, geometricamente significa che ogni punto sulla superficie terrestre, nel corso delle 24 ore, compie metà percorso nella parte illuminata dal Sole e metà percorso nella parte buia della Terra. 
In questi giorni, sia l’emisfero settentrionale che quello meridionale ricevono grosso modo la stessa quantità di luce solare. 
Ecco perché, durante l’equinozio di settembre, in quasi tutto il nostro pianeta, le ore di luce e di buio saranno pressoché uguali e vicine alle 12, il giorno è diviso quasi a metà tra dì e notte, mentre negli altri giorni dell’anno, questo è vero soltanto all’equatore.
Un altro particolare interessante è che gli equinozi sono gli unici giorni in cui il Sole sorge esattamente a Est e tramonta esattamente a Ovest.
Tutti noi a scuola abbiamo appreso che le stagioni cambiavano il 21 di marzo, giugno, settembre, dicembre, ma, a livello scientifico non è proprio così l’equinozio d’autunno, che è più appropriato chiamare “di settembre“, non cade sempre il 21 settembre anzi, generalmente, la data oscilla tra il 22 e il 23 settembre e solo rarissimamentevolte il 21 o il 24. 
Pensate che è da mille anni che questo evento astronomico non si verifica in questa data, e per tornare ad avere un equinozio il 21 settembre si dovrà aspettare fino al 2092 e poi nel 2096.
Il 23 settembre 2026 è l’inizio dell’autunno astronomico, mentre l’autunno meteorologico è già cominciato il 1 settembre.
Cerchiamo comunque di comprendere perché l’equinozio non cade il 21, e cosa succede non solo dal punto di vista astronomico ma, anche storico. 
Per fare questo è sempre giusto partire dalla etimologia e dalle definizioni in modo di capire di cosa stiamo parlando 
La parola EQUINOZIO deriva dal latino aequinoctium, composto da aequus o aequa (“uguale“) e nox (“notte“), che significa letteralmente “notte uguale” rispetto al giorno, riferendosi alla ripartizione della giornata in 12 ore diurne e 12 notturne, fatto che accade ogni anno solo due volte, in occasione appunto degli equinozi di primavera e d’autunno.
EQUINOZIO: Il giorno e la notte hanno una durata quasi uguale perché i raggi del Sole colpiscono l’equatore in modo perpendicolare.
SOLSTIZIO: Il Sole raggiunge il punto di massima altezza (estate) o minima altezza (inverno) rispetto all’orizzonte, segnando rispettivamente il giorno più lungo o più corto dell’anno. 
La variazione della data dell’equinozio è legata al sistema di calendario definito gregoriano, perché introdotto da papà Gregorio XIII nel 1582 come correzione del calendario giuliano (Giulio Cesare). 
Nel primo concilio di Nicea del 325 d.C. fu stabilito che la Pasqua – per unificare la data della Pasqua in tutto il mondo cristiano, staccandola dal calendario ebraico della Pasqua (Nissan) – si debba celebrare la prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera quindi,  per convenzione ecclesiastica, l’equinozio di primavera fu fissato al 21 marzo (anche se astronomicamente può variare leggermente e anzi, più spesso, cadere il 20), e sulla base di questa data che poi si calcolano gli altri eventi astronomici.
Ma anche la soluzione del calendario gregoriano non è risultata perfetta: in quanto il nostro calendario divide l’anno in 365 giorni, ma nella realtà una rivoluzione completa della Terra attorno al Sole dura circa 365,25 giorni, esattamente 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 49 secondi, cioè circa un quarto di giorno in più, e quindi, ogni equinozio di settembre, si verifica circa 6 ore più tardi rispetto a quello dell’anno precedente. 
Questo fatto, alla fine, sposta la data di un giorno, la soluzione escogitata è quella che tutti sappiamo degli anni bisestili, e ogni 4 anni, aggiungiamo un giorno, il 29 febbraio. 
Ma, anche quel giorno in più non basta per riallinearsi completamente, infatti la regola è più complessa, ed è completata come segue:

  • ogni 100 anni bisogna togliere un giorno: quindi il 2100 non sarà bisestile;
  • e in più ogni 400 anni bisogna riaggiugnere un giorno: ecco perché il 2000 è stato bisestile. 

La regola matematica mnemonica e che sono bisestili:

  • gli anni non secolari il cui numero è divisibile per 4;
  • gli anni secolari il cui numero è divisibile per 400.

Questo ritardo accumulato ogni anno fa sì che il momento degli equinozi (anche quello di primavera) siano in un orario e un giorno diverso rispetto al precedente; quello d’autunno si alterna: per due anni cade il 22 settembre e gli altri due anni il 23 settembre.
Il fatto che gli equinozi, ovvero quello d’autunno e quello di primavera, non si verificano sempre nello stesso giorno, dipende anche dall’inclinazione del nostro pianeta nella sua orbita attorno al Sole.
L’asse della terra, sappiamo tutti, che è inclinato – con un angolo di 23,5 gradi rispetto al piano orbitale, nella sua rotazione attorno al Sole, (orbita che abbiamo visto dura circa 365,5 giorni), questo fatto porta che i due emisferi sono più o meno inclinati rispetto alla direttrice dei caldi raggi del Sole, ed è questo il fenomeno che modifica il clima nelle nostre stagioni sulla Terra.
Via via che ci avvicineremo a dicembre, l’emisfero settentrionale sarà ancora più inclinato rispetto al Sole e riceverà i suoi raggi secondo un angolo più acuto, creando ombre più lunghe e condizioni atmosferiche più fredde. 
Nel nostro emisfero andiamo quindi incontro ad una graduale diminuzione delle ore di luce (un processo che è iniziato il giorno del solstizio d’estate, a giugno) e che raggiungeranno la loro durata minima a dicembre, per il solstizio d’inverno, giorno in cui il Sole si troverà nel suo punto più basso nel cielo di mezzogiorno.
Nell’emisfero australe, invece, avviene il contrario: dopo il solstizio di giugno le ore di luce aumentano progressivamente e l’equinozio di settembre rappresenta il momento in cui la durata del dì supera quella della notte, dando inizio alla primavera.
Gli equinozi, così come del resto i solstizi, hanno assunto un valore simbolico in diverse culture.
Nell’antica Grecia era legato al mito di Persefone (o Proserpina per i Romani) e al suo rapimento da parte di Ade, che la costringeva a scendere negli inferi; questo passaggio simboleggiava la fine della fertilità della terra e l’inizio del semestre freddo, celebrato anche attraverso i Grandi Misteri Eleusini.
Nell’antico Egitto l’equinozio era associato a Osiride, la divinità della morte e della rinascita ciclica della natura.
I Celti celebravano la fine del raccolto e l’inizio di un nuovo ciclo di preparazione all’inverno con festività antenate come Samhain.
Nell’antica Roma Il periodo tra settembre e ottobre era dedicato a Giove e associato all’inizio del lavoro nei campi e alla riflessione. 
Un esempio emblematico di architettura legata a questi cicli è il misterioso Sepolcro degli Equinozi sull’Appia Antica, dove la luce del sole colpisce direttamente la camera funeraria nei giorni dell’equinozio.
A partire dal 1793 e fino al 1805 in Francia l’equinozio di settembre coincideva con il primo giorno dell’anno secondo il calendario repubblicano. 
Nel Regno Unito ancora oggi il festival del raccolto viene celebrato la domenica di luna piena più prossima al giorno dell’equinozio d’autunno.
Nel corso della storia i popoli hanno sempre celebrato solstizi ed equinozi, ma nessuno forse lo ha fatto in maniera più spettacolare dei Maya, che costruirono la piramide a gradoni detta El Castillo a Chichen Itza, in Messico, in modo che un serpente di luce sembrasse scivolare giù dalla scalinata durante l’equinozio d’autunno e quello di primavera.
Buona riflessione.
Roberto Kudlicka