E’ stato puramente casuale,poco tempo fa,di dover scrivere una breve riflessione su san Francesco.Un amico mi aveva chiesto di scrivere qualcosa relativamente ad una commedia musicale che richiamava come sfondo, per così dire,il Santo predetto. Poi nei giorni che seguirono mi appassionai sull’argomento. Sapevo che il 2026 è un anno particolarmente francescano,in quanto ricorre l’ottocentesimo anniversario della sua morte ,avvenuta il 1226. Fu canonizzato poi,nel 1228 da papa Gregorio XI. Avevo letto poco per la verità sul Santo, e le cose che mi avevano particolarmente attratto, provenivano dal cinema. Come cinefilo,e amante della storia del cinema,non potevo aver trascurato le trasposizioni cinematografiche che interessavano questo Santo. Due pellicole significativamente importanti mi avevano preso: “Francesco Giullare di Dio” di Roberto Rossellini (parliamo del cinema d’oro italiano premiato in tutto il mondo: il Neorealismo) del 1950. Che trovo giusto precisare, fu anche un anno Santo, indetto dal Papa d’allora. Nella pellicola suddetta,il regista ricorre ad attori non professionisti pur di dare un’impronta fortemente realistica alla produzione. Tant’è che il ruolo di Francesco (san Francesco) è interpretato da un frate vero, tale Nazario Gerardi. Ma l’appellativo “giullare di Dio” aveva suscitato in me forte curiosità. ”Perché Giullare di Dio?” mi sono chiesto per un po’. Soltanto dopo aver letto qualcosa e poi veduto la trasposizione cinematografica di Roberto Rossellini capii che non era un appellativo a lui attribuito casualmente, ma una peculiarità della sua indole,del suo temperamento; un tratto caratteriale derivante proprio dalla sua scelta spirituale. Nella forma arcaica e poi medievale,il giullare, era persona istrionica. Saltimbanco,menestrello o cantastorie. Sostanzialmente,Francesco (san Francesco) quando abbandonò la sua famiglia biologica, di ceto ricco e opulente, lasciandosi alle spalle ricchezza e agiatezza, dedicò l’intera sua vita al servizio di Dio. Con semplicità,umiltà,letizia e spensieratezza; mettendo in atto talvolta anche atteggiamenti istrionici dai quali scaturiva poi una sorte di giullare. Ecco la derivazione del suo appellativo.Il suo proponimento, era quello di servire gli ultimi,i poveri,i malati e i bisognosi. Predicando altresì la pace. Ispirandosi integralmente ai precetti del buon Dio. E, alla “Buona Novella” di suo figlio Gesù. Emblema universale per la salvezza del mondo e dell’umanità. Così Francesco (san Francesco) al secolo: Giovanni di Pietro di Bernardone, facendo proprie le parole del Vangelo,porta la parola di Dio nel mondo. Attraverso i suoi viaggi e le sue peregrinazioni. Un’altra citazione che riguarda il Santo è riportata in un altro capolavoro cinematografico di Franco Zeffirelli del 1972 “Fratello sole sorella luna”. Nella quale trasposizione emerge la figura di un Francesco (san Francesco) marcatamente incentrata sull’essenzialità della vita. Orientata alla fratellanza tra i popoli,rimanendo sempre fuori dai poteri forti di quel tempo […] talora, causa di guerre fratricide. Distaccatosi dalle agiatezze terrene, e da ogni forma di ricchezza Francesco percorre le strade del mondo,come dicevo… Accontentandosi del necessario. Sebbene talvolta, considerasse superfluo anche il necessario. Infatti dai suoi scritti si legge che il Santo (san Francesco) ricorresse a pratiche penitenziali sproporzionate al contingente. E, a mortificazioni corporali che oggi chiameremmo autolesionistiche .Anche da questo si desume il suo carattere non convenzionale, e fuori dal comune sentire. Poi un altro regista porta in auge il tema del Santo in modo singolare: Pier Paolo Pasolini con “Uccellacci e Uccellini” un film del 1966 con un Toto’ ormai agli sgoccioli della sua carriera ed un cast di attori non professionisti che, tuttavia,non demordono dal tema sul Santo esprimendo il meglio che potessero dare. Il grande regista conferisce una particolare impronta alla pellicola. Evidenziando quanto, talvolta, si arduo, il sentiero da percorrere, per arrivare agli alti ideali. Quanto la sorte sia contrastante e si contrapponga, e quanto tortuose divengono le strade che conducono a quell’ideale di fraternità, e amore cui Francesco (san Francesco) aveva abbracciato con la semplicità e l’umiltà d’un giullare. L’allegoria di Pasolini, nel film ,è palesemente fondata sull’archetipo vero e proprio di san Francesco nella sua accezione più ampia. Nel corso del tempo altri laici e religiosi si sono ispirati al Santo di Assisi. Tra loro abbiamo avuto Madre Teresa di Calcutta, che,come Francesco dedica la sua vita agli ultimi nelle baraccopoli dell’India povera ed ai malati di lebbra. Di lui si dice che, pur non avendo studiato,avesse un’intelligenza che alcuni chiamavano predittiva, in quanto anticipava i tempi. Anche la parola frate ad esempio,fu inventata da Lui. Aveva tra l’altro la capacità di leggere nei sogni, e di capirne i contenuti. Com’era avvenuto in passato nella storia biblica che vede protagonista Giuseppe,uno dei figli del profeta Giacobbe. Francesco (san Francesco) era un profeta… E’ un profeta! E’ stato se vogliamo il primo animalista!Non perché parlasse con gli animali: uccelli, cornacchie, passeri, e anche lupi […] . Ma aveva a cuore il loro benessere. Li nutriva,li proteggeva,li difendeva ed evitava loro ogni sorta di sofferenza. E’ stato poi il primo uomo a parlare di ecologia se vogliamo […]. Salvaguardia della natura,rispetto degli alberi,degli ecosistemi e della biodiversità, come diremmo noi oggigiorno. Che il Santo condensava come “amore per il Creato” in quanto, la natura, era per lui l”Opera meravigliosa di Dio”. A cui l’uomo doveva rispetto e amore. Credo sia stato anche un fine diplomatico, in quanto da alcuni suoi scritti emerge che Francesco (san Francesco) curasse molto i rapporti interreligiosi già a quel tempo. Esorcizzando guerre e vendette trasversali nei luoghi dove viveva. Illuminato dalla fonte di Dio,fu il primo uomo, a ricostruire la nascità di Gesù. A Greccio, nel Lazio, nel 1223. Si prodigò per la rappresentazione della nascita di Gesù,evocando la Betlemme della natività con la gente del posto. Si racconta che in quel frangente il Santo provò una grande gioia e commozione in quanto nel presepe vedeva l’immagine concreta del dio che si fa uomo nella povertà e nell’ umiltà. San Francesco, aveva a cuore anche una sorta di alimentazione semplice,misurata,essenziale. Che per affinità potremmo collocarla ad alcune diete del nostro tempo: vegetariana,vegana e/o più ancora mediterranea. Patrimonio del nostro tempo. Ma soltanto per similitudine, per il rispetto ch’egli nutriva per il Creato. Si racconta ancora che tra le preghiere ch’egli pronunciava lodando Dio, una in particolare lo scuoteva dentro al cuore,nella sua anima: “Notturno”.Una preghiera che il Santo pronunciava in dormiveglia quando la coscienza ( a suo dire) è liquida, diceva lui e favorisce le gioie più intime dello spirito. Tra le sue opere scritte che hanno mostrato nel tempo la bellezza e l’opera di Dio,considerato un capolavoro ispirato,abbiamo: “Il cantico delle Creature” una poesia tra le più belle mai scritte sostengono alcuni eminenti mistici e uomini di scienza,che san Francesco scrisse verso il 1224 quasi al termine della sua esistenza. Nel suo capolavoro ritorna fermamente a quei valori universali della nostra esistenza: dalla pace alla fraternità,dall’umiltà alla gratitudine verso Dio per i doni ricevuti. Il punto fermo della sua intera esistenza. Un altro elemento importante della sua vita, fu rivelato qualche giorno dopo la sua morte,dal frate prediletto,tale Elia.Il quale rivelò agli altri frati, che Francesco (san Francesco) portava sul suo corpo, i segni tangibili,le stimmate, di Nostro Signore Gesù Cristo. Il primo uomo,dopo la morte di Gesù…Nel corso del tempo,dei secoli, altri santi portarono le stimmate riconosciuti dalla Chiesa: da Santa Caterina da Siena, a San Pio da Pietrelcina,da Natuzza Evolo a Santa Rita da Cascia ed altri ancora. Il suo ideale di vita,al servizio degli ultimi e degli emarginati,è un pensiero ancora di grande attualità. Diciamo che alla luce della sua esperienza, e del suo modo di vivere,san Francesco,può essere considerato ancora oggi uomo del nostro tempo. “Di uomini così ne nasce uno ogni mille anni” dice lo scrittore Aldo Cazzullo. Tra le cose che ho letto sul Santo, due o tre frasi, mi sono rimaste impresse. Per la profondità d’essenza. E per l’umanità ch’egli ha sempre predicato tra gli uomini. Quelle che il grande scrittore Hermann Hesse dà sul Santo, definendolo: ”Il Saluto di Dio sulla terra”. E poi ”Il divino messaggio,tenero e beato che era giunto sulla terra, sotto forma di Lui,non si spense con la sua morte”.
Il suo corpo, custodito presso, la Basilica,nella cripta in Assisi, è visitata ogni anno da centinaia di migliaia di fedeli provenienti da tutto il mondo. A rendere omaggio all’uomo che ha saputo cogliere nella sua semplicità il messaggio di Dio e della salvezza degli uomini.
Alberto Scalfari
