“Aprire le porte dei nostri laboratori ai giovani significa mostrare con concretezza il valore della ricerca oncologica che ogni giorno prende vita nel nostro Istituto.
La sinergia strategica con l’Università della Basilicata rafforza l’attività scientifica e ci permette di trasformare l’eccellenza della ricerca in risposte sempre più efficaci e vicine ai bisogni dei pazienti”.
Così, attraverso l’ufficio stampa, il direttore generale dell’Irccs Crob (Centro di riferimento oncologico della Basilicata) di Rionero in Vulture (Potenza), Massimo De Fino, in riferimento al “grande successo registrato dall’evento “La ricerca che cura”, promosso in collaborazione con l’Unibas.
Protagonisti della giornata sono stati gli alunni dell’Iis “Giustino Fortunato” di Rionero, “che hanno vissuto un intenso pomeriggio da ‘ricercatori per un giorno’ al fianco del team dell’Istituto, manifestando fin da subito grande passione, interesse e profonda curiosità per le attività proposte. Tra le esperienze del ‘Villaggio della Ricerca’, gli esperimenti dal vivo con modellini di Dna realizzati con le caramelle, l’estrazione del codice genetico dalla frutta, dimostrazioni al microscopio, le stazioni “Visita con Vista” e “Esplora l’universo microscopico”, oltre ad attività interattive sulla corretta alimentazione “NutriAmo il futuro: bocconi di scienza”, quiz come la “Sfida onco-LOGICA”, speed date con i ricercatori ed escape room scientifiche come “Il DNA scomparso” e “Il codice fluorescente” per approfondire citofluorimetria e biologia molecolare.
“Il Crob di Rionero – ha aggiunto De Fino – è uno dei tre Irccs presenti nel Mezzogiorno: questo rappresenta un orgoglio ma soprattutto una sfida quotidiana sia per quanto concerne l’attività di ricerca, sia per quanto afferisce la cura. Il nostro gruppo di ricerca è stato recentemente potenziato con 14 nuove unità, arrivando oggi a contare un totale di 44 ricercatori”.
Il direttore scientifico Carlo Calabrese inoltre sottolineato che “la divulgazione scientifica e il dialogo diretto tra ricercatori e cittadinanza sono elementi essenziali per far comprendere l’impatto reale delle nostre scoperte. Far sperimentare in prima persona il lavoro del ricercatore aiuta a creare una cultura dell’innovazione scientifica sempre più diffusa e consapevole, avvicinando al tempo stesso gli studenti in età scolastica al nostro mondo e, ci auguriamo, ispirando le eccellenze scientifiche del futuro”.
