In Basilicata un chilo di pasta di semola può costare al supermercato tra 1,35 e 2,20 euro, mentre al cerealicoltore per un chilo di grano duro vengono riconosciuti appena 24-26 centesimi, spesso meno dei costi di produzione.
Nei discount si possono trovare confezioni a partire da 80-90 centesimi al chilo, mentre la pasta fresca artigianale raggiunge circa 16 euro al chilo per i formati semplici fino a oltre 35-40 euro per ripieni e specialità.
È la denuncia di Cia-Agricoltori che rilancia la necessità di una maggiore trasparenza lungo la filiera del grano duro e di una remunerazione più equa per gli agricoltori.
Per il cerealicoltore, il prezzo del grano duro nazionale si è attestato tra 240 e 260 euro a tonnellata, vale a dire circa 24-26 centesimi al chilo, con differenze legate alla qualità, al peso specifico e al contenuto proteico. Un valore che, secondo le stime richiamate da Cia, risulta inferiore al costo medio di produzione, indicato intorno ai 30 centesimi al chilo, pari a circa 302 euro a tonnellata.
La Cia chiede l’applicazione di un prezzo equo, il riconoscimento dei costi minimi di produzione, la tracciabilità, la tutela dell’etichettatura d’origine.
Per il presidente di Cia Basilicata, Leonardo Moscaritolo, “la priorità è garantire una remunerazione più equa e giusta dei produttori italiani, considerata una condizione indispensabile per assicurare continuità alla coltivazione e un futuro all’intero comparto”.
