Venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 18 negli spazi espositivi dell’Archivio di Stato in via Tommaso Stigliani a Matera si inaugura la Mostra collettiva “Sony World Photography Awards 2026”, a cura di Antonello Di Gennaro, direttore artistico di MIP – Matera International Photography, e Antonio Bergamino, responsabile di FotoDiego Academy.
L’esposizione si inserisce nel programma della decima edizione del Festival Internazionale di Fotografia e Arti Visive MIPphest 2026 – Orizzonti fluidi.
Il progetto nasce dalla sinergia tra Sony Italia, FotoDiego e l’Associazione MIP ( Matera International Photography) e presenta una selezione delle immagini vincitrici e finaliste della XIX edizione del premio internazionale organizzato dalla World Photography Organisation, offrendo al pubblico uno sguardo sulle più significative espressioni della fotografia contemporanea.
Sono oltre 430 mila le immagini provenienti da più di 200 Paesi e territori che hanno partecipato all’edizione 2026 dei Sony World Photography Awards. “Dietro questi numeri — rilevano i curatori della Mostra–si dispiega una straordinaria pluralità di sguardi sul presente: fotografie che documentano la realtà, la interpretano, ricostruiscono memorie e interrogano il rapporto tra l’essere umano e l’ambiente. A Matera, questa ricchezza di sguardi assume un significato particolare :nel 2026, la città è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo e la mostra si inserisce in una riflessione più ampia sul Mediterraneo, inteso non come semplice area geografica, ma come spazio di attraversamenti, sovrapposizioni e conflitti, in cui si intrecciano identità, storie e trasformazioni”.
Questa prospettiva dialoga con Terre Immerse, progetto di Matera 2026 articolato attorno a quattro parole chiave — Stratificazioni, Isolamenti, Contaminazioni e Transumanze — che offrono altrettante chiavi di lettura del territorio e delle relazioni che lo attraversano.
Le fotografie dei Sony World Photography Awards si muovono anch’esse all’interno di questi orizzonti mobili, restituendo la complessità del mondo contemporaneo attraverso una pluralità di linguaggi, esperienze e punti di vista.
E poi ci sono le contaminazioni, forse la condizione più evidente di una mostra che porta a Matera immagini provenienti da tutto il mondo.
Todd Antony (New Zealand), Michael Blann (United Kingdom), Swati Biswas Guha (India), Stan Bouman (Netherlands), Hans-Juergen Burkard (Germany), Vanta Coda III (United States), Colin Del-fosse (Belgium), Luis Alejandro Dávila López (Spain), Siavosh Ejlali (Iran), María Fernanda García Freire (Ecuador), He Lu (China Mainland), Elle Leontiev (Australia), Katarzyna Lakocy (Poland), Brian Mena Laureano (Mexico), Markus Naarttijärvi (Sweden), Chukwudebelu Ojekwe (Nigeria), Benjamin Pawlica (France), Isadora Romero (Ecuador), Andreas Secci (Germany), Julia Mustonen-Dahlkvist (Sweden) e Philip Kangas (Sweden)affiancano gli italiani Francesco Amorosino, Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, Giulia Pissagroia e Matteo Trevisan.
” La provenienza degli autori diventa così parte stessa del racconto. Non esiste una sola fotografia contemporanea, così come non esiste un unico modo di abitare il presente. Il Mediterraneo può essere una forma di pensiero: un luogo nel quale le differenze non vengono cancellate dall’incontro, ma si modificano attraverso l’incontro. Un territorio fatto di stratificazioni e contaminazioni, di partenze e ritorni, di separazioni e attraversamenti. Matera appartiene a questa storia non soltanto per la sua posizione geografica. La sua identità è il risultato di una lunga stratificazione di tempi, usi e culture. I Rioni Sassi sono materia, ma anche memoria; il paesaggio è presenza fisica e costruzione culturale. La città stessa può essere letta come un archivio nel quale il passato continua a convivere con il presente.Le fotografie arrivano da luoghi lontani, ma nella città lucana entrano in un nuovo sistema di relazioni. Il globale incontra il locale. Le immagini cambiano contesto e, cambiando contesto, cambiano anche le domande che pongono. Ma più che una semplice tappa di un circuito internazionale, l’esposizione diventa a Matera un esercizio di attraversamento. Attraversare immagini, culture, territori. Passare dal Messico al Bangladesh, dall’Uzbekistan alla Nigeria, dall’Europa all’Asia e all’Oceania senza abbandonare il luogo fisico nel quale quelle fotografie sono esposte. È una delle contraddizioni più fertili della fotografia: lasciare che una fotografia diventi esperienza prima ancora che informazione.Gli Orizzonti fluidi di MIPphest incontrano così le Terre Immerse di Matera 2026. Da una parte il movimento dello sguardo verso ciò che ancora non conosciamo; dall’altra la profondità di ciò che già esiste e continua a sedimentarsi”.
Stefano Iannaccone, direttore generale dell’azienda Foto Diego dichiara: “Questa collaborazione con Sony Italia e il MIP si traduce in un impegno nella promozione della cultura visiva, nella costruzione di relazioni e nella condivisione di esperienze capaci di generare crescita, partecipazione e opportunità di confronto all’interno della comunità. Questa iniziativa testimonia la volontà di generare connessioni per alimentare un ecosistema culturale vitale.
“Il MIP Matera International Photography accoglie per la prima volta a Matera, il Sony World Photography Awards, inserendola nel programma espositivo del proprio progetto culturale, che alterna occasioni dedicate ai protagonisti della fotografia internazionale a rassegne rivolte alla ricerca e alla produzione degli autori contemporanei–evidenzia Carla Cantore, Presidente del MIP–Siamo quindi particolarmente felici di condividere questo segmento del nostro percorso con Sony, realtà da sempre impegnata nella definizione della innovazione del linguaggio fotografico. Il progetto si inserisce inoltre nel percorso di collaborazione che il MIP ha costruito negli anni con Foto Diego, realtà profondamente radicata nella cultura fotografica del territorio. A questa esperienza si affianca il partneriato con l’Archivio di Stato di Matera, creando così una relazione tra la dimensione internazionale del progetto e la stratificazione storica e culturale di Matera».
NINO SANGERARDI
