Libri: Giuseppe Lalinga, dalla Basilicata al mondo e ritorno

Dalle spiagge di Marconia ai canali di Camden Town, dai corridoi del potere alle spiagge di Las Terrenas, inseguendo la fuga come unica destinazione possibile.

È il diario di bordo di un nomade contemporaneo che ha cambiato molte poltrone quello raccontato da Giuseppe Lalinga nel libro ‘Il Gitano in poltrona.

Storia di una bugia diventata destinazione’, che sarà presentato oggi alle ore 17 al Polo Bibliotecario di Potenza. “La poltrona rappresenta la comodità, lo status e la carriera”, spiega Lalinga. Negli anni Novanta, da giovane studente, sognava la carriera diplomatica in Sud America, ma la vita ha preso un’altra direzione.
    “Non sono diventato diplomatico, ma ho cambiato molte poltrone, da scomode a comodissime, in una continua metamorfosi in cui il gitano correva ambizioso e la poltrona faceva da freno a quella corsa. La bugia a cui fa riferimento il titolo è proprio l’inizio di tutto: quella frase, ‘farò Scienze Politiche’, detta per fare colpo tra le dune e il mare blu del 48 Beach a Marina di Pisticci a Cecilia, una graziosa ragazza di Sassuolo che profumava di Nord. Quella bugia romantica è diventata la mia destinazione, l’innesco di un viaggio durato anni che, dopo avermi fatto cambiare mille poltrone nel mondo, mi ha riportato esattamente al punto di partenza. L’idea del libro nasce per raccontare che a volte bisogna perdersi lontano per ritrovare se stessi”.
    Nel libro il viaggio diventa anche una riflessione sulla Basilicata e su come raccontarla senza trasformarla in uno stereotipo. “Significa smettere di guardarla come una cartolina immobile e riconoscerne la straordinaria complessità, fatta di contrasti fertili e di incredibili cambiamenti”, sottolinea Lalinga, citando la trasformazione di Matera e le diverse identità della regione, dalla costa jonica a Maratea, fino ai borghi dell’entroterra. “Raccontare l’identità oggi significa questo: mostrare che la memoria non è un limite, ma una spinta generativa per abitare la modernità salvaguardando l’autenticità”.
    Un ruolo centrale, nella sua visione, spetta alle nuove generazioni. “È l’unica via per la sopravvivenza dei nostri territori. Il turismo senza comunità diventa una scenografia vuota. Dobbiamo smettere di considerare i giovani come destinatari passivi di politiche turistiche e renderli co-creatori del futuro dei borghi, dando loro gli strumenti manageriali per trasformare la cultura locale in economia sostenibile. Come racconto nel libro, il mio ritorno non è un punto di arrivo, ma una nuova sfida. Sono qui per guidare un manipolo di talenti, una nuova generazione di menti brillanti e creative, affinché l’identità lucana generi lavoro, orgoglio e innovazione. Solo così i piccoli centri smetteranno di essere un luogo da cui scappare e diventeranno destinazioni di ritorno”.
    Dopo aver cambiato tante poltrone, Lalinga torna alla sua Basilicata con due immagini in mente: “La linea d’orizzonte che si spalanca quando, dopo aver attraversato i calanchi argillosi dell’entroterra, ci si ritrova davanti all’improvviso l’azzurro dello Jonio o del Tirreno e la luce del tramonto sulle dune del 48 Beach a Marina di Pisticci, il luogo dove tutto è iniziato per me, il simbolo di una costa incontaminata che profuma di libertà”. Lalinga infine si è convinto: “Scegliere la Basilicata significa abbandonare la propria ‘poltrona’ mentale per lasciarsi rigenerare da un territorio che non si visita, ma si vive”.

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