L’ombra della corruzione e lo spettro del caporalato si allungano sui cantieri dell’alta velocità ferroviaria Bari-Napoli. Un’inchiesta shock della Procura di Napoli ha sgominato una complessa rete d’affari illecita, accendendo i riflettori su gravi episodi di concussione, mazzette e sfruttamento lavorativo legati alla realizzazione di una delle opere infrastrutturali più strategiche del Mezzogiorno.
L’indagine condotta dai magistrati partenopei descrive un sistema collaudato ed emergono dettagli quasi romanzeschi, per quanto inquietanti, sulla consegna delle tangenti: le bustarelle con il denaro contante venivano celate persino all’interno dei panettoni natalizi regalati dagli imprenditori. Questo singolare “dolce omaggio” serviva a comprare il favore dei funzionari per ottenere l’assegnazione di commesse nell’esecuzione delle opere, per falsificare o agevolare la contabilizzazione dei lavori, oltre che per pilotare i controlli sui cantieri e velocizzare l’iter dei pagamenti.
L’ordinanza cautelare ha colpito numerose persone nell’ambito dei settori tecnici ed imprenditoriali legati all’infrastruttura. Tra le misure disposte figura il coinvolgimento diretto di diversi professionisti originari della Puglia e della Basilicata: tra gli arrestati posti ai domiciliari figura Alessandro Stabile, originario di Melfi; per l’ingegner Salvatore Francesco Caruso, residente a Bari, e per Antonio Donadio, di Senise, è stato invece disposto l’obbligo di dimora, mentre nei confronti di Francesco Cosentino è scattata la misura della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio per la durata di un anno. In totale, il bilancio dell’operazione conta dieci arresti, sette obblighi di dimora e tre provvedimenti interdittivi.
Oltre alle trame corruttive e al mercimonio dei pubblici uffici, gli inquirenti hanno scoperchiato una drammatica realtà sociale che si consumava quotidianamente all’interno dei cantieri: un vero e proprio sistema di caporalato e grave sfruttamento della manodopera. Le verifiche e le intercettazioni hanno documentato la presenza di decine di operai, in prevalenza di nazionalità egiziana, costretti a lavorare in condizioni disumane. I lavoratori venivano sottoposti a ritmi estenuanti, arrivando a coprire turni di lavoro massacranti fino a 20 ore consecutive, senza il rispetto delle norme elementari sulla sicurezza e sulla tutela dei diritti dei lavoratori.
Un quadro sconfortante che sovrappone alla promessa di ammodernamento e sviluppo economico della tratta Bari-Napoli la cupa e amara realtà del malaffare, del favoritismo e del calpestamento della dignità umana.
