I politicanti di ogni colore e il mondo della informazione ignorano alcuni punti fermi che conviene conoscere in quanto presupposto minimo per ogni decisione.
Il prezzo di mercato è, per definizione, quel prezzo cui nessuno può prescindere e nessuno può determinare o influenzare. È una specie di legge economica imprescindibile che promana dalla universalità delle persone e quindi è una forma di democrazia economica. Ad essa è sottoposto anche il più potente e quindi è la più efficiente forma di stato di diritto. Prezzo di mercato è quello di molti prodotti agricoli come quello delle valute…
La libera intrapresa produce la concorrenza nell’aggiudicarsi il consenso dell’acquirente a colpi di riduzione dei prezzi e quindi assottiglia il profitto dell’imprenditore a tutto vantaggio dell’acquirente. Tutto ciò significa che il prezzo di mercato è frutto della libera intrapresa e produce e non può non produrre il “ruolo sociale” della proprietà privata e dell’imprenditoria. Quindi il prezzo di mercato è frutto ad un tempo del sistema liberale classico, del cattolicesimo, del socialismo,… che in esso si incontrano. È Diritto Naturale.
Con esso convive l’istinto innato al meglio e al di più con il ruolo sociale dell’attività umana.
Quando l’impresa cresce in termini di dimensione tende ad uscire dal prezzo di mercato (il quale ultimo quindi è quello “subìto” e non scelto o imposto dal venditore) differenziando il proprio prodotto nei modi più vari per avere un prezzo maggiore e non di mercato. Questa differenziazione reale o solo apparente o entrambi produce un bene che viene esibito e proposto come diverso e quindi con un prezzo diverso; usualmente imposto dal venditore e non più di mercato. Non è di mercato perché qualcuno riesce a influenzare a proprio vantaggio quel prezzo. Questa impresa non opera per avere un “ruolo sociale” ma per massimizzare il proprio profitto. Profitto che sottrae dalla economia valore per accumularlo; valore che vien reintrodotto per ancora aumentare il profitto e l’accumulazione…indefinitamente. Questo prezzo che non è di mercato lo troviamo negli oligopoli, nei cartelli e nei monopoli.
Ci sono beni come l’acqua che sono di primissima necessità e quindi non possono essere soggetti ad altro che ad un prezzo vicino allo zero. Viene gestito in regime di monopolio e il prezzo viene indicato dalle Autorità per non cadere nella estorsione e quindi avere un “ruolo sociale”…
Anche il cibo è bene di primissima necessità -come il pane- che deve essere prodotto con l’impego di mezzi economici ed umani che vanno retribuiti; la libera concorrenza fa in modo che quei prezzi tendano all’azzeramento del profitto massimizzando così il “ruolo sociale” di quelle imprese e di quelle proprietà. Diviene essenziale in questi settori che non si formino potentati in grado di imporre esplicitamente o implicitamente prezzi tendenti alla massimizzazione del profitto.
Quando la GDO propone i suoi prodotti chiede prezzi che includono l’insieme dei servizi collaterali al bene stesso ma che nessuno gli ha chiesto ma che devi forzatamente acquistare quando acquisti qualunque loro prodotto perché sono inscindibilmente legati a questo. Questi rincari producono restrizione delle quantità vendute al consumatore finale e quindi delle quantità acquistate dal produttore iniziale allargando la differenza di prezzo tra bene acquistato e bene venduto allontanandosi così dal “ruolo sociale” che si ottiene proprio nel caso inverso. Inoltre dentro questa differenza c’è il profitto che non tende a ridursi ma a crescere al crescere della dimensione aziendale. Quindi: a) profitto che cresce al crescere della dimensione aziendale; b) prezzo delle merci all’origine che tende a zero al crescere della dimensione aziendale, c) prezzo delle merci proposte al consumatore finale che tende a massimizzarsi per massimizzare il profitto; d) sistema che tende a suicidarsi perché la domanda non riesce a crescere al crescere dei prezzi finali; e) ruolo sociale sempre meno assolto al crescere della dimensione aziendale. La possibilità di imporre un prezzo più alto quanto più si è più vicini al monopolio e quando più il bene perde la possibilità di essere sostituito permette di realizzare un profitto più cospicuo mano mano che ci si avvicina alla condizione di monopolista senza succedanei e quando ci si avvicina alla essenzialità del bene.
La tendenza alla elefantiasi aziendale è una patologia psichica dovuta alla innata e sana ricerca del meglio e del di più. Tendenza che però oltre una certa soglia diviene patologia.
Naturalmente l’energia elettrica è certamente un bene di primaria necessità per moltissimi utenti (come il cibo e l’abbigliamento di cui si trovano tutti i prezzi grazie alla libertà di operare in questi mercati) e non si capisce come mai il prezzo di vendita sia lo stesso per le famiglie disagiate che devono pagare con danari sottratti al vitto e all’abbigliamento e per le banche o multinazionali che possono in automatico trasferire quel costo su altri stakeholder.
Questo esempio è precisamente riprodotto in ogni settore della economia. Gli oligopoli e i monopoli non hanno ruolo sociale ma meramente gestiscono il loro potere che hanno scientemente a danno della collettività e a vantaggio del proprio proposito di accumulare ulteriore potere.
Il ruolo dello stato in questa situazione è almeno quello di difendere le Istituzioni pubbliche minacciate dalla crescita del potere delle imprese che crescono dimensionalmente.
CANIO TRIONE
