La Francia nel caos economico finanziario

Ebbene, in Italia, la opposizione, il sedicente campo largo, in testa l’avvocato del popolo, questa volta, ha vinto la partita.

Da un lato, la continua questua, ossessiva e incompetente, dei 5S e del campo largo, per più spesa sociale: ossessiva, lo si capisce quando si è nell’affanno della caccia a poltrone perdute; incompetente, perché non si riesce a capire che spendere a debito, a caso e a pioggia, senza un chiaro disegno progettuale, porta, con certezza, a disastri economico finanziari.

Dall’altro lato, un governo intento a ridurre le spese per creare le condizioni economico finanziarie per far fronte a investimenti mirati e strutturali che possano favorire la crescita e sostenere il welfare.

Purtroppo, il governo non ce l’ha fatta, per un soffio: il deficit non è sceso sotto il 3%. Era impostato, come obiettivo, al 2,9% per uscire, con un anno di anticipo, dalla costosa procedura d’infrazione europea, dopo una marcia estenuante dall’ 8% del 2022, che il governo Meloni ha ereditato.

Ma l’ISTAT ha certificato il deficit al 3,079%. L’arrotondamento lo ha fissato a 3,1%. Così, l’Italia rimane lì, senza poter liberare risorse per investire: la marcia non è finita.

Però, è una buona notizia, il PIL 2026, programmato dal governo allo 0,6%, è stato aggiornato recentemente dall’ OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) allo 0,9%. Intanto Lo spread viaggia sugli 80 punti. La marcia non è finita ma la direzione è quella giusta.

Anzi, questi dati pongono l’Italia in posizione primaria rispetto agli altri Paesi di rilievo come Francia e Germania.

 

Infatti, cosa succede, ad esempio, in Francia?

Il Debito Pubblico 2026 francese ha superato la cifra record di € 3.400 mld che è pari al 119,3% del PIL. Però, quello che appare grave è che le proiezioni indicano un Debito Pubblico 2027 al 121,7%. Infatti, il deficit è passato dal 5,1%  del 2025, al 5,4% del 2026; con prospettive al 6,5% se non si pone mano ai necessari e drastici interventi.

La causa? Spesa pubblica fuori controllo, troppi “fondi fuori bilancio”.

 

Non è forse la ricetta italiana dei 5S spendaccioni e del campo largo? Se si attuasse la loro ricetta, poi, di fronte al disastro, griderebbero alla incompetenza gestionale e pretenderebbero, a gran voce, dimissioni a gogò.

Tornando alla Francia, lo spread è collocato a 112 punti. 

Per la cronaca, vista la permanente crisi industriale tedesca e la poca attuale trasparenza della contabilità, che rende dubbio un Debito Pubblico al 65%, Charles Gave, della Gavekal Research (notissima società di analisi indipendente), economista con forti legami con IBL (Istituto Bruno Leoni), suggerisce di usare come benchmark non il Bund tedesco ma quello olandese. Come mai? Perché il Debito Pubblico olandese è stabile al 44,4% del PIL e i conti son in perfetto ordine.

Dice Gave: “Se lo spread, tra i rendimenti dei titoli di Stato francesi e quelli olandesi, supererà in modo significativo i 100 punti base, potremo dire che la crisi del debito francese è ufficialmente iniziata. Il passo successivo sarà il rifiuto del mercato di prestare soldi a Parigi a qualsiasi prezzo.”

Ebbene lo spread rispetto alla Olanda è a 101 punti.

Investire sul debito francese comincia a diventare rischioso, soprattutto perché le prospettive (outlook) non sono favorevoli: i collocamenti dei BTP francesi diventeranno più difficili e scatterà la fuga dei capitali.

E qui arriva il dramma: mentre l’Italia ne sta uscendo con dignità, la Francia ci sta cadendo con un tonfo di portata storica.  

 

Guardiamo un attimo quale sia lo scenario francese di oggi confrontato con le proiezioni al 2027 e oltre, con il 56% del Debito Pubblico collocato all’Estero:  

 

Debito Pubblico/PIL:                           da 115% al 121,7%;

Deficit:                                              dal 5,4% al 6,5%;

Costo annuo del Debito Pubblico:         da € 70 mld a € 120 mld;

PIL: 0,4% (2026); 0,9% (‘27); 1,2% (‘28); 1,4% (‘29); 1,4% (‘30).

 

La prima considerazione, pessima per l’economia francese, è che un costo del debito di € 120 mld all’anno non riuscirà ad essere coperto dagli introiti  fiscali della crescita del PIL. Il grande rischio, dunque, è che si inneschi una spirale di caduta a vite, dove lo Stato si deve indebitare per pagare il costo del debito. L’esito è prevedibilissimo: default o insolvenza sovrana.

Infatti, il Centro Studi di UniCredit ha calcolato che il tasso medio degli oneri sul Debito francese passerà dal 2% a circa il 3,5% entro la fine del decennio; insostenibile per una economia che rimarrà asfittica almeno fino alla fine del decennio. Questi calcoli derivano semplicemente dalla situazione dei titoli francesi.


Infatti, nel quadriennio 2018 – 2021, Parigi ha emesso titoli di Stato a tassi pari a zero o addirittura negativi. Quei titoli stanno arrivando a scadenza e, per rifinanziare quegli importi, dovranno essere emessi nuovi titoli con rendimenti intorno al 4,5%, se non superiori: un salasso. I nuovi tassi, di questa portata insostenibile, sono però necessari per potere collocare le nuove obbligazioni visto che il 56% delle attuali sottoscrizioni è all’estero con il rischio reale di perdere “clienti” per € 67 mld. 

Purtroppo non esistono cure che non siano forti riduzioni della spesa pubblica, vere riforme strutturali, riduzioni drastiche degli ingranaggi consumatori di risorse, piano strategico di sviluppo.

In altri tempi si sarebbe potuto tamponare temporaneamente il disastro annunciato svalutando la propria moneta per facilitare le esportazioni e dare ossigeno alla economia; si poteva emettere titoli di Stato da vendere alla propria Banca Centrale, stampando moneta, per dare liquidità immediata al mercato; si poteva diluire il debito con una politica di controllo statale dei prezzi e di un diluito prelievo fiscale: trucchi o placebo piuttosto che tecniche; operazioni di immediatezza per prendere tempo. Ma non si sarebbe comunque sfuggiti ad un profondo restauro dello Stato.

Oggi, c’è l’Eurosystem, che lega rigidamente i Paesi che hanno adottato l’euro. Ora c’è il pericolo di un effetto domino europeo che potrebbe travolgere tutti.

ANTONIO VOX 

foto con intelligenza artificiale

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