Nucleare: Bd, la Basilicata non sia il territorio da mettere a disposizione del governo

“La Basilicata non è una terra da mettere semplicemente a disposizione delle strategie energetiche nazionali”.

Lo scrive, in una nota, il consigliere regionale Piero Marrese (Basilicata democratica), evidenziando che “il via libera definitivo del Senato alla legge delega sul nucleare segna una scelta precisa del Governo Meloni: riportare l’Italia sulla strada dell’energia nucleare, a quasi quarant’anni dalla netta volontà espressa dagli italiani con il referendum del 1987.
    Una scelta che – aggiunge – non condivido e che considero sbagliata, soprattutto perché arriva senza una nuova e ampia consultazione democratica su una materia destinata a incidere per decenni sul futuro del nostro Paese”.
    “Ma oggi, per noi lucani – continua c’è una ragione in più per essere preoccupati.

Perché il rischio che la Basilicata possa diventare uno dei territori individuati per ospitare impianti nucleari di nuova generazione non è una mia supposizione. È una possibilità che lo stesso presidente della Regione, Vito Bardi, ha lasciato concretamente aperta.
    Nel Consiglio regionale del 7 luglio scorso, infatti, Bardi ha dichiarato che la Basilicata ‘non intende autoescludersi’ dal confronto sul nucleare di nuova generazione e che, qualora il percorso nazionale fosse confermato, la Regione avrebbe dovuto valutare ‘quale ruolo possa svolgere all’interno di questa strategia nazionale’. Oggi quella dichiarazione assume un significato ancora più importante”.
    Marrese sottolinea che “il Parlamento ha approvato definitivamente una legge che delega il Governo a disciplinare anche la localizzazione, la costruzione e l’esercizio di nuovi impianti nucleari, comprese le tecnologie modulari e avanzate. E allora una domanda è inevitabile: quale ruolo immagina il Presidente Bardi per la Basilicata? La Regione ha già assunto una posizione netta contro l’eventuale deposito nazionale delle scorie radioattive sul nostro territorio. Ma non è sufficiente dire no alle scorie e, contemporaneamente, lasciare aperta la porta alla possibilità di ospitare impianti nucleari. Su una decisione di questa portata non possono esistere disponibilità preventive, né trattative riservate, né scelte calate dall’alto”.

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