Da queste colonne apprendiamo che il caro energia ha prodotto reazioni presso le imprese. Da molto tempo il caro energia produce mugugni molto male repressi. Adesso la Confimi Alimentare Nazionale ha deciso di scendere in campo esponendosi direttamente. La situazione del comparto agroalimentare del Sud ma anche del resto d0’Italia impone di aprire un momento di riflessione e quindi di rapida attuazione di filosofie di governo fortemente innovative.
La cosa non passerà inosservata e altre Associazioni si sono dette pronte a fare la stessa cosa. Né è più accettabile che dopo esserci dotati di centrali elettriche da fonti “verdi” che ci hanno detto sarebbero state il toccasana di ogni problema, stiamo sempre nella stessa situazione quale era mezzo secolo fa e il prezzo dell’elettricità varia al variare delle quotazioni delle fonti fossili.
Le nostre imprese sono poco competitive sui mercati internazionali e quindi condannate al nanismo per la nostra fiscalità nazionale e locale, per la burocrazia, per i servizi pubblici scadenti, per le infrastrutture insufficienti e spesso assenti, per il costo del lavoro, per il costo della previdenza,…e potremmo continuare a lungo in questa triste disamina … e anche per il costo dell’energia. Dato che abbiamo noi del sud la possibile autosufficienza energetica non si vede come mai non dobbiamo avere il costo dell’energia più basso d’Europa anche a parziale compensazione delle altre diseconomie che subiamo.
Peraltro la misura è colma non solo sul piano della equità ma anche su quello concreto: il livello elevato dei nostri prezzi (da ogni parte all’estero si trova tutto a più a buon mercato) induce la grande distribuzione a comperare in Italia sempre meno lasciando nei campi o nelle cisterne enormi quantitativi di invenduto. Un qualunque governo avrebbe percepito la gravità del disastro e avrebbe immediatamente introdotto un dazio provvisorio del 100% per due anni su tutto l’agroalimentare per avere il tempo di rivedere la “filosofia” che deve ispirare la politica del nostro cibo specie alla luce dei riconoscimenti internazionali recentemente assegnatici. La drastica riduzione del prezzo dell’energia per ricondurlo alla effettività del mercato meridionale della energia elettrica, consentirà di ridurre i costi di produzione in campo e di ridurre i costi della prima trasformazione in loco in modo da incentivare il consumo finale nazionale o internazionale e così assorbire l’invenduto ancora giacente nei magazzini e cisterne. Certo, dazi e riduzione della bolletta sono una misura tampone intesa a garantire la nostra sovranità alimentare in un momento drammatico; sovranità alimentare che oggi appare una burla ma che non devono rimanere parole vuote della solita retorica istituzionale, ma devono anche essere un messaggio chiaro all’Europa e al resto del mondo: così non può andare avanti.
Ci permettiamo di mettere il dito su di un’altra piaga: che è la questione credito: come si può pretendere che la moltitudine delle PMI affrontino la nuova campagna acquisti delle materie prime agricole che costituiscono il mitico cibo italiano senza credito abbondante e a buon prezzo? L’assenza totale di un sistema bancario meridionale e il rincaro del costo del danaro già maturato e in via di ulteriore rincaro sono una ulteriore ipoteca sul futuro del “patrimonio immateriale dell’umanità” che dovremmo custodire e valorizzare; e lo si deve fare adesso…
A valle della agricoltura v’è un mondo che va dalla trasformazione alla commercializzazione, al turismo, alla esportazione, coinvolgendo milioni di addetti e producendo centinaia di miliardi che vanno a costituire quella parte di Pil che paga le tasse e rappresenta l’Italia nel mondo più e meglio di tanto altro. Questa sfida non si può perdere e tutti devono fare la propria parte; siamo certi che l’Arera saprà fare la propria.
CANIO TRIONE
