Roma presta la sua voce ai personaggi di film, serie tv e videogiochi.
In Basilicata la usa per raccontare il vino e una terra alla quale non ha mai smesso di sentirsi legata.
Sono le due vite di Anna Laviola, 35 anni, doppiatrice originaria di Policoro (Matera), che ha trasformato un sogno coltivato fin da bambina in un mestiere, senza però recidere il legame con la sua terra e con il progetto avviato dal padre, morto poco più di due anni fa.
La curiosità per il doppiaggio è nata quando era ancora una bambina. “Guardavo ‘I Simpson’ e ho cominciato a capire – racconta all’ANSA – che dietro quei personaggi c’erano delle voci. Poi iniziavo a riconoscere gli stessi doppiatori nei film e nelle altre serie”. Un mondo che, dalla Basilicata, sembrava però troppo lontano per poter diventare davvero un lavoro.
Dopo la laurea in Giurisprudenza a Roma – sulle orme del padre, che era un noto avvocato penalista lucano – a settembre del 2016, Anna ha deciso di studiare doppiaggio, dopo un percorso già segnato dal canto, sua prima passione, e da alcune esperienze teatrali. I primi turni di lavoro sono arrivati nel 2018, poi la gavetta e i primi ruoli. Tra questi quello in “Sex Education”, la serie Netflix alla quale è particolarmente legata perché ha rappresentato una delle prime occasioni importanti.
Negli anni il suo nome ha cominciato a circolare tra direttori e studi di doppiaggio.
“Non c’è mai stato un momento – specifica – in cui ho pensato di essere arrivata. È un lavoro in cui bisogna continuare a studiare”. La consapevolezza di poterne fare una professione è arrivata con l’indipendenza economica e con l’allargarsi delle collaborazioni. Le soddisfazioni più importanti sono arrivate negli ultimi anni. Nel 2025 un videogioco le ha permesso di ottenere un premio a Bologna e, nello stesso anno, ha prestato la voce a Mia Goth nel ruolo di Elizabeth in “Frankenstein” di Guillermo del Toro. Il prossimo 2 settembre sarà invece distribuito il nuovo film al quale ha lavorato, “Coyote vs Acme”.
Accanto al doppiaggio, la cantina fondata dal padre che la riporta continuamente a Policoro. Dopo la sua morte, Anna ha deciso di portare avanti insieme alla famiglia quel progetto.
“Sento – osserva – ancora la sua presenza nella vigna, in ogni tralcio, in ogni foglia, in ogni alito di vento. Mi fa male pensare che il suo sogno di trascorrere la pensione in campagna sia sfumato, ma proprio questo mi dà la forza di non abbandonare ciò che ha creato”. Più volte ha pensato di tornare definitivamente in Basilicata. Per ora, però, continua a tenere insieme le sue due vite. “Pensavo fossero mondi lontani, invece in entrambi presto me stessa e la mia voce”. E quando la capitale diventa troppo stretta, il ritorno ha per lei un significato preciso. “Ai miei colleghi dico sempre che scendo in Basilicata per respirare”.
