L’impegno per le mPMI italiane in un dibattito tra diversi attori istituzionali e il mondo del business

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Si è concluso con successo l’evento online organizzato dalla Community di Consulente Paziente, il progetto di Ricerca & Sviluppo di Mama Industry, società da anni impegnata per portare le piccole imprese a stare al passo con i tempi moderni.

Oltre a molti dei 250 membri della Community, a imprenditori e operatori nell’ecosistema PMI, il dibattito ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, del mondo aziendale, del terziario e della consulenza alle imprese, i quali, moderati da Marco Travaglini – ideatore del progetto Consulente Paziente – sono stati chiamati a rispondere a una domanda: “La produttività è un problema di progetto e set-up continuo o è un problema di processo industriale?”

«Noi come Community abbiamo fatto la scelta di rivolgerci agli imprenditori del mercato OFF, quelle imprese che dai dati Ocse non solo sono fortemente improduttive, ma sono spesso isolate, lontane da università, da associazioni, da sindacati, dalla politica e dal mondo accademico. Per questo l’idea base di Consulente Paziente è quella di avere una grossa attenzione per questi imprenditori a cui manca il “primo passo” verso l’innovazione», così introduce Travaglini secondo cui «il problema non è di domanda, ma di offerta di innovazione e questo ha anche dei risvolti sociali, perché l’improduttività è legata anche a dati critici come la bassa natalità, la precarietà, la disuguaglianza, l’evasione di sussistenza. La bassa produttività di queste imprese non è dovuta all’incapacità di fare prodotti, bensì alla difficoltà di riprogettazione continua in un mondo in cui il digitale ha accorciato così tanto le curve del ciclo di vita dei prodotti che ogni sei mesi se ne rilanciano di nuovi».

Cinque minuti circa a disposizione per gli ospiti d’onore per argomentare la criticità e il paradosso delle mPMI nostrane che, da dati recenti, nonostante continuino ad offrire lavoro, mostrano di avere un ritmo molto lento di crescita della produttività rispetto ai paesi avanzati.

«Nell’ambito digital noi ogni giorno vediamo nuovi prodotti all’interno di processi produttivi delle imprese non sempre adatti a quella specifica innovazione. Entro il 2026 entrerà in vigore una regolamentazione a livello europeo per la gestione e l’adozione dell’AI. Tuttavia da qui a due anni saranno sul mercato migliaia di  prodotti che sfruttano l’Intelligenza Artificiale per cui questa regolamentazione magari non potrà più essere valida. Pensare a prodotti che durino un lasso di tempo lungo, in una situazione in cui abbiamo a che fare con cambiamenti repentini è davvero difficile da poter immaginare», sostiene Luca Rallo, Imprenditore, Giornalista e Digital PR Strategist, portando a galla due argomenti fondamentali: da una parte il concetto di “crisi permanente” con cui dobbiamo abituarci a convivere, dall’altra, il correlato problema dei processi e della gestione che, innovando sul versante “prodotti e servizi”, non possono rimanere invariati.

Un taglio sindacale e politico sull’innovazione viene da Attilio Vallocchia, Segretario Generale FIlca Cisl Lazio che pone l’accento sull’importanza di sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per migliorare la produttività. Il suo intervento si concentra sulla necessità di coinvolgere i lavoratori nella governance aziendale e il benessere organizzativo, elementi chiave per la produttività. Filca ha presentato una proposta di legge che ha avuto ampio consenso politico. In tale contesto, conclude: «La concertazione tra imprese, sindacato, istituzioni, mondo accademico, è la parola più adatta per la crescita delle aziende e per il benessere dei lavoratori».

«La lotta tra imprenditore e lavoratore non ha più senso di esistere. L’imprenditore è in fondo il primo lavoratore, ma non per ordine di importanza, per ordine di responsabilità», subentra nel discorso Travaglini portando al centro del discorso il modo in cui dovremmo iniziare tutti a vedere l’imprenditore, ovvero una persona fisica, non giuridica, un concetto cardine della consulenza che con il progetto Consulente Paziente si vuole promuovere e diffondere per riavvicinare le mPMI alle figure di supporto del terziario avanzato.

Infatti l’innovazione dipende da decisioni esecutive degli imprenditori, spesso ostacolate da resistenze interne, come sottolinea Alessandro Pajewski, Direttore Generale Gran Sasso Tech Foundation, per il quale è fondamentale riempire quel vuoto enorme di una componente disposta ad investire e a lavorare con i piccoli imprenditori per convincerli a fare l’importante passo verso il cambiamento. «Le Pmi spesso non hanno le risorse interne per investire in innovazione, è necessario quindi creare connessioni tra grandi progetti di ricerca industriale e imprese per superare queste difficoltà», rimarcando sia il ruolo delle istituzioni e della rappresentanza politica, i quali devono essere pionieri per dare coraggio alle aziende private, sia l’importanza di un elemento di connessione in questa catena di trasmissione». 

Anche Riccardo Corbucci, Consigliere Comunale Pd di Roma, mette in evidenza  l’importanza di un approccio sistemico per la cultura dell’innovazione, rilevando come le innovazioni introdotte in qualità di Presidente della Commissione Roma Capitale, Statuto e Innovazione tecnologica, abbiano incontrato resistenze significative, che hanno diluito i progressi nel tempo. Corbucci sostiene l’importanza di cominciare a progettare dal basso iniziando da un “patto” di sviluppo tra istituzioni e imprenditori, «perché è chiaro che se poi invece nel momento in cui si semplifica, si moltiplicano le storture, a quel punto il sistema rischia di andare in condizioni peggiori di quello che è», per questo la necessità anche di persone competenti e formate e, a tal proposito, cita le iniziative di Roma Capitale sulla formazione a determinate competenze in giovane età.

Il concetto del patto e dell’impegno di tutti viene ripreso da Travaglini che solleva di nuovo il valore di figure che sappiano “attaccare tutti i pezzi” in un paese frammentato anche a livello di istituzioni territoriali come il nostro, e soprattutto a livello di microimprenditorialità dove «c’è una dinamica molto delicata dove spesso e volentieri l’imprenditore svolge più ruoli» come afferma Fausto Bianchi, ex Presidente della Piccola Industria di Unindustria, che risolleva la questione della “crisi permanente” in cui le imprese devono sapersi muovere.

«Oramai non si deve più contare il tempo da una crisi a un’altra perché c’è una  crisi perenne e siamo in attesa di capire qual è la prossima» precisando che «La sostenibilità, vista come un obbligo etico oltre che ambientale, è cruciale per mantenere l’accesso a filiere e finanziamenti». Tuttavia, le microimprese ricevono scarso supporto concreto per superare le barriere all’innovazione e alla digitalizzazione. Bianchi prosegue ponendo il focus sulle piccole imprese manifatturiere che rischiano di diventare “ostaggi” di decisioni di filiere più ampie. La sua conclusione riporta alla assoluta necessità di supportare le mPMI: «Ci riempiamo la bocca a parlare del Made in Italy, orgoglio italiano, che è vero che significa anche competenze, coraggio, capacità, ma non possiamo immaginare di far saltare all’imprenditore tutti gli ostacoli da solo perché, da solo, non ce la fa».

Il discorso sulle filiere produttive viene poi ripreso da Mauro Antonini, Responsabile Lega del Dipartimento Attività Produttive di Roma e Provincia, che sottolinea l’importanza del contesto distrettuale e reticolare per le Pmi italiane. «La capacità dei centri di ricerca e delle università determina il successo di ambiti industriali e territoriali, quindi i sistemi di servizi pubblici al servizio delle piccole e medie imprese determinano la capacità di queste di accedere alle innovazioni e poterle utilizzare a fini di produzione» continuando sull’importanza anche dei singoli pezzi di filiera «Ritengo che il nostro paese e l’intera Europa debba produrre tecnologia propria e quindi anche con la capacità di rifinitura artigianale  quasi maniacale che hanno sempre avuto le nostre imprese che non è certo assemblare componentistica».

In accordo sulla qualità del prodotto, Travaglini rilancia il tema di un’azione determinante intorno a tutto ciò che c’è dietro ad esso: processi, comunicazione, finanza, proprio ciò in cui queste piccole imprese sono carenti, passando la parola ad Andrea Pietrini, Fondatore di YOURgroup. «Il problema delle PMI italiane non risiede tanto nella dimensione aziendale, quanto nella mentalità imprenditoriale» lanciando così una provocazione «L’imprenditore ha davvero voglia di cambiare, di essere produttivo? Oppure sta bene all’interno della propria zona di comfort?». Il passaggio generazionale è un altro problema cruciale che affronta evidenziando che molti imprenditori anziani non trovano successori disposti a prendere il loro posto, il che accentua la resistenza all’innovazione.

«I nostri imprenditori hanno in media 80 anni e giustamente non hanno spesso l’energia per cambiare» per questo, sostiene Pietrini, è importante che gli esperti comprendano che la visione degli imprenditori può essere molto diversa dalla loro e solleva una domanda su cui val la pena soffermarsi a pensare: «È veramente un tema di cultura o un tema di passaggio generazionale o finto passaggio generazionale di imprenditori che poi continuano a comandare comprimendo la straordinaria energia delle nuove generazioni?»

Prima dei saluti finali l’annuncio, come da promessa, della possibilità, per tutti i partecipanti, di usufruire gratuitamente di un pacchetto di consulenza, chiamato Percorso di Consapevolezza, un primo passo verso l’innovazione attraverso l’affiancamento di un consulente selezionato per affinità diretta all’impresa che necessita di cambiamento e trasformazione.

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