Il dilemma dell’Etica fra Medicina e Intelligenza Artificiale: se ne discute in un convegno UniCamillus

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L’Università UniCamillus ha organizzato e ospitato, nello spazio del proprio Auditorium, il convegno “Medicina ed Etica nell’era dell’Intelligenza Artificiale: La Formazione dei Professionisti Sanitari tra Tecnologia e Cultura Digitale”.

L’evento ha visto la partecipazione di numerosi esperti, professionisti del settore sanitario e accademici, confermando l’impegno dell’Ateneo nel promuovere dialogo e innovazione nel campo della medicina digitale. Sono state organizzate due tavole rotonde: la prima, “Innovazione digitale e AI in Sanità”, è stata moderata da Donatella Padua, Professoressa Associata di Sociologia del Digitale UniCamillus, nonché Delegata Terza Missione; la seconda, “Innovazione digitale e nuova Medicina”, è stata invece coordinata da Alberto Malva, Responsabile Area Medicina Digitale SIICP, Referente MedQuestio.

Progressi straordinari e interrogativi etici fondamentali

L’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha rivoluzionato molti aspetti della nostra vita quotidiana, ma nessun settore è stato così profondamente influenzato quanto quello della medicina. L’integrazione di strumenti digitali e IA ha portato a progressi straordinari nella diagnosi, nella terapia e nella gestione dei dati sanitari. Tuttavia, emergono anche interrogativi etici fondamentali che richiedono una riflessione approfondita e una guida chiara.

L’intersezione tra medicina, etica e tecnologia digitale non è solo un argomento di interesse accademico, ma ha implicazioni concrete sulla salute e sul benessere delle persone: il modo in cui utilizziamo e regolamentiamo l’IA nel contesto medico avrà un impatto duraturo sulla qualità delle cure e sulla fiducia nei sistemi sanitari.

Regolamentazione necessaria

«Nello stesso Ordine dei Medici è insita la correlazione tra Medicina ed Etica – esordisce Antonio Magi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma – Per questo guardiamo l’IA con interesse e insieme con preoccupazione: viene usata per migliorare il lavoro del medico o per risparmiare tempo? Non dimentichiamo che il nostro obiettivo è sempre il benessere del paziente».

«Controllo normativo, non restrizione» gli fa eco Giuseppe Ippolito, Professore Ordinario di malattie infettive presso UniCamillus. Regolamentazione necessaria a fronte del fatto che, come sottolinea Giuseppe Recchia, Co-fondatore daVi Digital Medicine e Vice Presidente di Fondazione TESSA, «attualmente i software e le app dedicate alla salute sono circa 500-600 mila, e regolamentarli è indispensabile anche perché sono utilizzati sempre da attori diversi, che ne modificano l’utilizzo e il fine, come medici, pazienti e direttori sanitari».

Sulla questione è perfettamente d’accordo l’On. Simona Loizzo, Deputata della Repubblica Italiana e Presidente Intergruppo Parlamentare per la Sanità Digitale e le Terapie Digitali, che ha partecipato all’evento in collegamento esterno: «Come Intergruppo dedicato, abbiamo presentato una proposta di legge per ottenere la rimborsabilità delle terapie digitali, creando modalità per verificarne l’efficacia nel tempo». A tal proposito, ricordiamo che, proprio in Italia, il segmento della sanità digitale è valutato a oltre 32,150 miliardi di euro, con una forte componente pubblica. Un mercato che è destinato a crescere.

Parlando a livello europeo, «il 13 marzo scorso il Parlamento Europeo ha approvato l’Artificial Intelligence Act, che regolamenta l’uso dei dati sanitari in Europa – spiega Roberta Taurino Direttrice Amministrativa Territoriale ASL Roma2 e DPO di UniCamillus – L’AI Act si basa su due approcci estremamente prudenti: il primo è quello antropocentrico, ossia l’IA deve supportare l’essere umano e non sostituirlo; il secondo è basato sull’evitamento di qualsiasi tipo di rischio per i cittadini europei». Come sottolinea la Taurino, infatti, «la circolazione dei dati è ricchezza», e la ricchezza produce anche pericoli. Tuttavia, «la lacuna europea è una mancanza di cultura dei dati – replica Fabio Ferrari, fondatore e membro del CdA di Ammagamma – se negli USA i dati sono utilizzati ai fini di business, e in Asia per il controllo, in Europa non abbiamo un approccio ben definito: per questo è importante la formazione a questo nuovo assetto globale».

Come regolamentare però qualcosa di così complesso che, in quanto digitale, rischia comunque di sfuggire al controllo? «Il modello di analisi dei dati da parte dell’IA non ha una logica umana, cioè deterministica, ma utilizza un processo stocastico – continua Ferrari – questo vuol dire che non vengono esaminate solo le correlazioni di dati più importanti, ma tutte, anche quelle apparentemente casuali: un essere umano non è in grado di farlo, e per questo si crea una sorta di “black box” difficile dal funzionamento difficile da spiegare». Come affidarsi e fidarsi, dunque? «Seguire le indicazioni dell’IA, in fondo, dev’essere un po’ un atto di fede» sintetizza Alberto Malva.

Intelligenza Artificiale e privacy: le buone pratiche

L’IA, tuttavia, può essere essa stessa uno strumento di etica. «In Philips Healthcare produciamo dispositivi medici che devono necessariamente rispettare queste caratteristiche: devono essere di vero supporto alle persone, devono migliorare i processi per ottenere un risultato, e devono essere sostenibili per l’ambiente oltre che accessibili anche per le popolazioni svantaggiate» racconta Andrea Celli, Amministratore Delegato Philips Italia.

Non solo: per ovviare al problema della privacy dei dati sanitari, «si stanno sviluppando i cosiddetti “pazienti sintetici” – aggiunge Daniele Di Ianni, Customer Innovation Manager di Roche Italia – Si tratta di prototipi di pazienti creati dall’IA sulla base di dati statistici reali: in questo modo non si viola alcuna privacy e, nel contempo, si favorisce l’avanzamento della ricerca».

Un altro aspetto di rilevante importanza positiva riguarda un problema che assilla i nostri tempi, e che l’IA affronta egregiamente: l’antibiotico-resistenza. Daniele Roberto Giacobbe, Professore Associato in Malattie Infettive DISSAL, Università di Genova, spiega come l’IA, con le sue infinite potenzialità di calcolo, possa «stilare profili di rischio estremamente accurati, per comprendere quale antibiotico somministrare in base alla cartella clinica del paziente».

Ma l’Intelligenza Artificiale non rischia di modificare il rapporto paziente-medico? «Quando un soggetto va dal proprio medico curante, ha già consultato Internet – afferma Alessandro Boccanelli, Professore di Filosofia Morale presso UniCamillus – Tuttavia, il medico deve capire che deve ascoltare necessariamente il paziente, poiché questo passaggio è fondamentale per una buona diagnosi: è il fulcro della cosiddetta “medicina narrativa”. Spesso, però, il paziente si racconta senza filtri ed è più a suo agio con una macchina che con una persona».

Da questo si evince che «oggi il Sistema Sanitario è multidimensionale: sociale, clinico, tecnologico e relazionale – conclude Donatella PaduaSono cambiati i modelli e questo richiede che le istituzioni formative, come l’Università, si predispongano a nuovi approcci educativi».

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