I successi del boicottaggio al regime israeliano: il caso McDonald’s e l’app “No Thanks”

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Da questa parte del “mondo democratico occidentale”, molti di noi si dibattono tra rabbia e la sensazione drammatica di impotenza nell’assistere allo sterminio in diretta di un intero popolo.

A volte questo senso di frustrazione si trasforma in disagio somatizzato, in depressione (parlo per me e per gli amici e compagni con cui mi confronto ogni giorno). In altri casi, invece, rischia di generare reazioni di autoconservazione fatalista, ricerca del deus ex machina, rimozione.

Eppure qualcosa si muove. Qualcosa possiamo fare. Una piccola goccia insistente sta scavando la roccia.

McDonald’s è costretta a riacquistare il franchising israeliano. L’azienda si riprenderà 225 punti vendita dopo che il franchising è diventato un punto di riferimento per le proteste contro il genocidio del popolo palestinese. La catena di fast food è stata oggetto di boicottaggio, soprattutto dopo la dichiarazione di aver fornito pasti gratuiti ai militari israeliani dal 7 ottobre.

McDonald’s Corporation ha dichiarato che il franchising israeliano “ha agito senza l’approvazione della sede centrale”. McDonald’s aveva respinto quelle che aveva definito “notizie inesatte” da parte della rete internazionale BDS (Boicottando Disinvestimento Sanzioni), sulla sua posizione nei confronti di Gaza. L’isolamento di Israele nel mondo e anche le proteste interne ad Israele hanno contribuito a far sì che l’azienda statunitense mancasse le aspettative di vendita nel quarto trimestre dello scorso anno. La crescita delle vendite della divisione della catena di fast food per il Medio Oriente, la Cina e l’India nel periodo ottobre-dicembre è stata di appena lo 0,7%, molto al di sotto delle aspettative del mercato del 5,5%. Un crollo che arriva dopo che i clienti dei Paesi a maggioranza musulmana hanno chiesto il boicottaggio di McDonald’s in risposta all’annuncio di Alonyal, che ha portato le sedi di Paesi come l’Egitto, la Giordania e l’Arabia Saudita a prendere le distanze dalle donazioni e a impegnarsi collettivamente per milioni di dollari in aiuti ai palestinesi di Gaza. Con i suoi oltre 40.000 ristoranti in tutto il mondo, il destino delle 225 sedi in Israele non sarà probabilmente un ago della bilancia per i profitti, ma l’amministratore delegato Chris Kempczinski ha dichiarato “che l’azienda ha registrato un “impatto commerciale significativo” in diversi mercati del Medio Oriente e in alcuni al di fuori della regione a causa del conflitto tra Israele e Hamas.”

In sintesi: l’azienda madre, McDonald’s, prende le distanze dalla gestione “locale”. Si sfila: non era stata autorizzata né frutto di accordi la decisione del franchising israeliano Alonyal Limited di distribuire i pasti all’esercito israeliano. Vince il mercato, come sempre.

Un’altra iniziativa di rilievo, abbastanza interessante, è la sperimentazione dell’app No Thanks, scaricabile gratuitamente sui cellulari.

No Thanks è un’app utilizzata per boicottare Israele a livello commerciale. Le sue funzioni principali includono una directory di marchi e uno scanner di prodotti che ci indicano se i produttori appoggiano Israele o hanno legami con il Paese, in modo che ognuno possa scegliere se acquistare o meno. L’obiettivo di questa app è boicottare i marchi e i prodotti che appoggiano Israele durante il conflitto bellico ed è diventata nota grazie a un video virale che si è diffuso sui social network. Il funzionamento è semplice: l’utente scansiona il codice a barre di un prodotto attraverso la fotocamera del telefono o cerca un marchio nel motore di ricerca. Immediatamente l’interfaccia indicherà se il produttore appoggia o meno Israele. Inoltre, scaricando No Thanks gratuitamente, possiamo anche accedere all’elenco delle aziende segnalate, ordinate per settore. L’app No Thanks APK è stata creata da Ahmed Bashbash, uno sviluppatore palestinese che ha perso il fratello e i familiari nei bombardamenti indiscriminati di Israele sui territori di Gaza. Alla tecnologia degli algoritmi della strategia militare israeliana, risponde con la tecnologia che, invece, aiuta a distinguere, a selezionare, a fare una scelta mirata e consapevole. Unica pecca: non c’è ancora la versione in italiano, ma si può scegliere l’inglese o il francese; le indicazioni sono scritte in linguaggio semplice e comprensibile da tutti.

Infine, ma non in ordine di importanza, registriamo l’espandersi delle iniziative accademiche in Italia, tese a rifiutare i finanziamenti di Israele alla ricerca.

Nelle università italiane aumentano infatti le richieste di vietare la partecipazione a un bando di collaborazione in scadenza il 10 aprile con università e istituti di ricerca israeliani. Lo scorso marzo aveva già preso posizione il senato accademico dell’università di Torino, quindi quello della Scuola Normale Superiore e recentemente si sono uniti in un appello di boicottaggio docenti, dottorandi e assegnisti degli atenei di Firenze, Bari, Pisa, Bologna, Napoli, Roma, dove molte università sono occupate dagli studenti che chiedono la fine immediata del genocidio e l’intervento delle istituzioni (che intervengono, al momento, solo per reprimere le mobilitazioni…).

Il bando è stato pubblicato all’interno di un accordo tra Italia e Israele: tra il Ministero dell’Innovazione, Scienza e Tecnologia (MOST) per la parte israeliana, e la direzione generale per la promozione del “sistema paese” del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) per la parte italiana, cioè la direzione che si occupa di promuovere all’estero economia, cultura e scienza italiane. Il bando vuole finanziare progetti di ricerca tra i due paesi in tre settori in particolare: tecnologia del suolo, dell’acqua e ottica di precisione.

AGATA IACONO

Fonte L’Antidiplomatico

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