Criminalità forte o giustizia debole?

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CRIMINALITA’ FORTE O GIUSTIZIA DEBOLE

La Giustizia arranca. Molti la cercano, pochi la trovano, in tanti la contestano. Ma perché il potere istituzionale creato per garantire il rispetto dei principi di equità e la corretta applicazione delle leggi non funziona o funziona male?   

Con eccessivo ottimismo si è ritenuto le leggi emanate, adatte a questo cittadino, ma il cittadino è in grado di rispettare queste leggi? La legge e il rispetto delle sue regole dovrebbero consentire l’esercizio della Giustizia in ogni civile ecosistema, ma se la Giustizia perde colpi, cosa è necessario fare? 

Avvalersi di documentari e narrazioni giornalistiche che   raccontano comunque il suo buon funzionamento, significherebbe offendere ancora di più l’intelligenza del cittadino, ma anche mettere a dura prova la durata della sua pazienza. Ancora peggio sarebbe accorgersi che gli amministratori della Giustizia potrebbero agire come appartenenti ad una casta nello Stato piuttosto che ad un potere dello Stato. Non facile comprendere il significato di indipendenza che spesse volte viene confuso con quello di autonomia. L’indipendenza da altri apparati dello Stato non significa gestione autocratica, ma esserne parte costituzionalmente riconosciuta! Quindi collaborativa.  Alla luce di queste considerazioni, come poter comprendere alcune decisioni assunte da poteri non legislativi che ostacolano un percorso indicato da altri apparati dello Stato?  

Se è consentito alla magistratura, nel rispetto delle leggi emanate dal Governo, individuare un percorso diverso da quello stabilito dai poteri legislativi, o contestarne la validità, vuol dire che sono sbagliate le leggi oppure c’è un vulnus decisionale che consente alla magistratura di intraprendere iniziative che non dovrebbero essere di sua spettanza. 

Quindi sono sbagliate le regole approvate dal Parlamento o c’è invasione di campo? Lasciamo libera scelta al lettore di dirimere questo dubbio ma non possiamo astenerci dal constatare che il nostro Paese soffre di molte patologie. Un Paese pur dotato   di duecentocinquantamila leggi, al contrario di   altri paesi europei che legiferano con un quarto delle nostre, vanta la nutrita presenza sul nostro territorio di numerose, potenti organizzazioni malavitose. Non tutte armate di canne mozze e pistole, ben inserite nei gangli vitali della pubblica amministrazione, sono in realtà quelle che comandano in questo Paese. Il loro impero devasta il nostro sociale, ormai diviso in fette di   appartenenza con pochi coraggiosi operatori delle forze dell’ordine e della giustizia che tentano di opporsi ad un fenomeno dilagante, diventato parte integrata nel Sistema. 

Il fenomeno ben conosciuto dagli organi di informazione e dalle forze dell’ordine non sempre viene descritto con accuratezza ma spesse volte sottaciuto e reso minimale da certa stampa che omette di denunciare non solo i danni di immagine causati dalla presenza malavitosa ma anche vengono ignorate le conseguenti perdite economiche ad essa collegate.  Eppure, frequenti sono i moti di espressione che continuano a dichiarare piena fiducia nell’operato della giustizia, quando bussa alla porta di ogni indagato. Ma potrebbe essere altrimenti? 

Potrebbe un cittadino dubitare che la scritta a caratteri cubitali che troneggia in ogni aula di giustizia ricordando che “La Legge è uguale per tutti”, sia una metafora che mistifica i contenuti e le azioni di una Giustizia vera anelata! Un argomento di costante interesse, oggetto di studio nelle tante conferenze in ogni parte del mondo, ma anche accuratamente articolato in numerosi dettami costituzionali delle Nazioni che hanno voluto cristallizzare le definizioni, stabilire i limiti e tracciare le relative elusioni in articoli di Legge.  La Giustizia, una definizione che, per tanti, viene percepita meglio attraverso la conoscenza del suo contrario, ritenuta necessaria a prescindere, favorita spesse volte, dalla pochezza del potere istituzionale. Certo, una esperienza vissuta, contribuisce a   creare maggiore consapevolezza in una società fatta di maturi che dovrebbero dare per scontate le legittime attribuzioni ad essa conferita e da tutti condivise. 

L’esperienza però, si trasforma in rabbia e rassegnazione se gli episodi diventano una consuetudine. Accade cosi che la convivenza di entrambe le contendenti, in ogni regime di viventi non totalmente morti, veda il prevalere dell’una rispetto all’altra in fasi alterne. Disconoscendo la propagandata, effimera dominanza esercitata dalla giustizia sulla sua rivale, nei confronti della quale vanta sempre discutibili roboanti vittorie.  Un fenomeno molto ben pubblicizzato ma poco percepito dalla popolazione.  Molto più attenzionata dalla presenza di un opificio che costruisce malaffare e sopraffazione, sorto accanto a quello ufficiale che dovrebbe amministrare la Giustizia. 

UGO LOMBARDI

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