Basilicata: 80 anni dal peggiore disastro ferroviario, commemorazione a Balvano

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Ricorre oggi l’ottantesimo anniversario del disastro ferroviario, il peggiore d’Italia e d’Europa, avvenuto a Balvano, in provincia di Potenza, dove sono programmate delle cerimonie di commemorazione da parte del Comune. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944 centinaia di persone, un numero ancora indefinito e variabile tra 500 e 600, morirono asfissiate nel treno 8017 che rimase bloccato nella galleria delle Armi, a causa del carico eccessivo e della pendenza. Una tragedia a lungo dimenticata. Le vittime erano quasi tutte della Campania. Il treno partì da Napoli il 2 marzo ed era diretto a Potenza dove sarebbe arrivato il giorno dopo ma non giunse mai a destinazione. Nonostante fosse trainato da due locomotive, entrambe in testa, il treno rimase bloccato sulla pendenza in salita della galleria dove si sprigionò una notevole quantità di esalazioni letali, prodotte soprattutto dalle manovre per portare il convoglio fuori dal tunnel.

Il treno era un merci ma su di esso si ammassarono centinaia di persone, circa 6-700, e la maggior parte morì nel sonno per le esalazioni di monossido di carbonio. Il bilancio ufficiale dell’epoca parla di 517 vittime, in buona parte sepolte nel piccolo cimitero di Balvano; secondo altre stime, le vittime furono 600. Una sciagura che passò a lungo sotto silenzio, solo molti anni dopo venne istituita una commissione d’inchiesta che ricostruì la sciagura individuando una serie di concause e circostanze negative tra cui comunicazioni mancanti tra i macchinisti e manovre errate, mancanza di aerazione nella galleria, caratteristiche del carbone utilizzato. Nel 2021 il Consiglio regionale della Basilicata ha istituito la giornata della memoria della tragedia di Balvano.

Nel piccolo Comune, inoltre, ogni anno si tiene una commemorazione e lo stesso avverrà domani, giornata simbolo, in cui sono previsti un omaggio alle vittime nel cimitero e lo svelamento di una lapide di ricordo in prossimità della galleria delle armi. «Una tragedia – ha commentato il presidente della Regione Vito Bardi – sulla quale per lungo tempo ha gravato un imbarazzante e colposo silenzio ma che ci impone di onorare la memoria delle oltre 600 vittime».

Con la giornata della memoria si vuole «trasmettere un ricordo condiviso che ci guidi e costruisca il senso etico che deve caratterizzare le nostre azioni come singoli e come comunità. Il valore della nostra commemorazione è quello di restituire dignità a quelle vittime – ha aggiunto Bardi per troppo tempo dimenticate. Desidero rivolgere un pensiero di vicinanza ai familiari delle vittime che hanno subito, oltre la perdita, anche l’indifferenza di un’epoca caratterizzata da contrasti e contraddittori. Dopo 80 anni, non possiamo parlare di pacificazione con la storia, ma possiamo affermare che questi ultimi anni ci hanno restituito in maniera più limpida i contorni dell’evento. Nel rispetto dei passeggeri clandestini la cui unica colpa fu di salire su quel treno merci’».

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