Le aziende ‘controvento’, in Basilicata ‘caso più eclatante’

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Quello della Basilicata è “il caso più eclatante” registrato da Nomisma nell’osservatorio “Controvento – Le aziende che guidano il Paese”, di cui parla oggi in un lungo articolo – firmato da Carlotta Scozzari – l’inserto “Affari & Finanza” del quotidiano “la Repubblica”.

Si tratta delle “5.132 le imprese che, superando cinque soglie di sbarramento che contemplano anche la crescita dei ricavi e della marginalità – è scritto nell’articolo – si muovono ‘controvento’ rappresentando le eccellenze industriali del nostro Paese”.

Tali aziende danno lavoro a 208 mila persone, “ossia l’8,3 per cento dell’universo della manifattura italiana, esprimono ricavi per oltre 100 miliardi (101,3) e un margine operativo lordo (ebitda) di 23,4 miliardi”, secondo l’osservatorio “Controvento” di Nomisma. Le regioni “che appaiono più orientate a ospitare le aziende prime della classe sono il Trentino Alto Adige, la Basilicata, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Puglia e la Campania”.

    A partire dal fatto che le imprese controvento nel Mezzogiorno sono passate dal dieci per cento nel 2018 al 15 per cento nel 2022, l’articolo spiega che “il caso più eclatante è quello della Basilicata”, che “dimostra di esistere eccome anche a livello industriale. La regione risulta infatti la più propensa all’eccellenza se si guarda al numero di imprese, ospitando 26 società con una marcia in più in base ai parametri di Nomisma, cioè l’8,7 per cento delle 298 manifatture, a pari meriti con Trentino Alto Adige. La Basilicata – in particolare con l’industria del legno e il settore dei minerali non metalliferi – è al primo posto anche per fatturato, con 21,4 per cento dei ricavi su 1.324 milioni a viaggiare controvento”.

    Secondo il responsabile scientifico di Nomisma, Lucio Poma, “nel 2018 l’uno per cento del fatturato generato dalla manifattura della Basilicata era entrato in controvento, mentre quest’anno l’incidenza è schizzata al 21 per cento”. Poma, comunque, ha sottolineato la “‘scarsa significatività statistica’ della regione, dotata di un esiguo numero di aziende le cui performance, ‘esasperate in positivo o in negativo, non sono del tutto rappresentative della situazione economica del territorio'”. (ansa)

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