Nomina Arlab, Leggieri: “Finalmente chiarezza”

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«La sentenza adottata, in sede giurisdizionale, dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato il 20 febbraio scorso ha fatto finalmente chiarezza rispetto alla illegittimità di una serie di provvedimenti approvati dalla Giunta regionale di centrodestra in merito alla nomina di Francesco Paolo di Ginosa a Direttore Generale dell’Agenzia Regionale per il Lavoro e l’Apprendimento Basilicata (Arlab)». Lo dichiara il consigliere regionale Gianni Leggieri (M5s).

«Voglio solo evidenziare – prosegue il consigliere – che rispetto a tale nomina, l’ex dg Antonio Severino Fiore ha presentato ricorso, prima dinanzi al Tribunale amministrativo regionale e poi al CdS, e che la pronuncia dell’organo di rilievo costituzionale ha finalmente sgomberato il campo da qualunque dubbio. La situazione era chiara fin dall’inizio ed anch’io, più volte, ho denunciato lo stallo imbarazzante dell’Agenzia, determinato soprattutto da ragioni di spartizioni politiche».

«La decisione del CdS – aggiunge Leggieri – ha così evidenziato l’irregolarità e l’illegittimità dei provvedimenti amministrativi adottati da Bardi e dalla sua Giunta. La deliberazione del Giudice di secondo grado della giustizia amministrativa ha dedotto, quindi, che la scelta ricaduta su Di Ginosa è stata ‘arbitraria’ e senza alcuna valutazione comparativa tra i candidati, e che ‘il decreto di nomina non indica alcuna ragione del perché la scelta è ricaduta sul soggetto designato’. In parole povere: totale assenza di motivazione».

«Sulla questione nomina Arlab, Leggieri: “Finalmente chiarezza”conclude – ho, da sempre, mantenuta alta l’attenzione, segnalando anche al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e all’Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro) la scellerata gestione delle politiche del lavoro e, in particolare, dell’Nomina Arlab, Leggieri: “Finalmente chiarezza”, Agenzia deputata alla programmazione e alla messa in campo di politiche pubbliche fondamentali per rilancio delle nostre comunità. Un ‘pastrocchio’ per non dire un ‘inganno’, quello perseguito dal governo regionale, e certificato dal Consiglio di Stato che ha fatto finalmente luce su una vicenda travagliata ed oscura».

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