Matera, un ascensore nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità

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A nessuno interessa lo stato di degrado dell’ascensore realizzato nei Rioni Sassi(Barisano e Caveoso). Questi il 9 dicembre 1993 a Cartagena(Colombia), nel corso della 17esima sessione Unesco World Heritage, grazie al loro rilievo storico e culturale e paesaggistico, divennero Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

“I Rioni Sassi di Matera—sancì l’Unesco—testimoniano le fasi più significative della storia dell’Umanità e il loro eccezionale valore universale nasce dalla simbiosi tra le loro caratteristiche culturali e naturali ”.  L’impianto di sollevamento per umani  si trova in Vico Commercio,  nei pressi di via delle Beccherie importante arteria stradale del Rione Barisano. Progettato nel 2008, costruito  con i Fondi europei strutturali 2000-2006 ( 267.471,52 euro), ultimato a novembre 2013.

Oggi, febbraio 2024, l’ascensore mai inaugurato è  preda facile del disfacimento fisico e scempio d’ogni risma. Strano, a fronte delle Leggi che hanno per oggetto la salvaguardia di questi Beni dell’Unesco.
Per esempio : “La conservazione e il recupero architettonico urbanistico ambientale e economico dei Rioni Sassi sono di preminente interesse nazionale… I Piani di recupero prevedono il ritorno della città dei Sassi all’antico splendore attraverso la ricomposizione e il restauro delle pregevoli tipologie architettoniche : vicinati, case a corte, case palazziate, case a ballatoio… Bisogna evitare di cancellare il significato storico e ideale dei Rioni Sassi”.  E’ quanto prescrive, tra l’altro, la  Legge speciale pro Rioni Sassi  di Matera n.771 dell’11 novembre 1986 firmata dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, attualmente in vigore.

Tra gli obiettivi della norma  soprattutto la “ tutela e sviluppo compatibile del comprensorio urbano interessato” .
Ecco : trenta ettari la superficie dei Rioni Sassi, cinquemila ettari quella dell’altopiano murgico, e quindi 3.012 abitazioni, 362 con entrata in sopraelevazione, 307 al primo piano e solo 8 al secondo piano, 1645 interamente scavate nella pietra.  

Dunque a che cosa serve siffatto montacarichi dimenticato , con sottostante banco tufaceo desolato, che modifica l’assetto urbano e paesaggistico di questa zona non secondaria del Sasso che volge a Bari?
Qui si riscontrano dedicazioni di Chiese rupestri in un’area così compatta da far pensare all’originario stanziamento longobardo come San Vito dei Lombardi in Vico II Fiorentini, in Vico Lombardi n.14, San Cataldo dei Lombardi e San Lorenzo dei Lombardi in Vico Lombardi 60.

I Longobardi in lotta contro i Bizantini per il possesso dell’Italia meridionale si stabiliscono nel Ducato di Benevento,  di conseguenza occupano la città di Matera che ne faceva parte. La presenza di necropoli barbariche—come quella ubicata sotto l’odierna Piazza San Francesco—testimonia quel feroce passato.
In merito al valore notevole di memoria storica dei Sassi,  risulta  perspicace il libro scritto da Teresa Megale :  “Visconti in Basilicata”. Un’ampia selezione di immagini perpetuate dall’occhio di Giuseppe Rotunno, anni Sessanta, che descrivono il viaggio di studio, ricerca di un modus vivendi e antropologia remote da trasporre in sceneggiatura cinematografica.

Scrive Megale: «Le fotografie scattate in Basilicata rivelano un approccio inedito dell’aristocratico regista milanese nei confronti del Meridione. Se Villa Colombaia nell’isola di Ischia rappresentava per Visconti i luoghi dell’incanto mediterraneo, il tour in Lucania costituiva l’altra faccia del Sud, il luogo dell’incontro con la civiltà contadina, misera e dignitosa, descritta minuziosamente nelle pagine di Levi e Scotellaro, fermate nelle raffinate immagini di Henri Cartier Bresson: terra dalla quale provenivano le foltissime comunità di lucani travasate a Milano durante gli Anni Cinquanta, oltre che terra d’origine di Gerardo Guerrieri, suo amico».

Visconti percorse  in modo accurato i Rioni Sassi, camminando nel denso intrico di vicinati, lamioni, meandri incavati nella roccia per meglio osservare e capire la vita di relazione,l’obbligo di sopravvivenza dei ventimila residenti: «Quando si parla dei Sassi bisogna pensare alle bolgie infernali e poi moltiplicarne l’orrore per dieci, nella certezza tuttavia di rimanere sempre al di sotto della realtà» (Michele Bianco deputato, 6 marzo 1951).
 Le foto mostrano che il regista scoprì la facciata della Chiesa di San Pietro Caveoso, si soffermò sulla Rupe di Monterrone e vi girò intorno fino a mettere in risalto anfratti non immediatamente visibili, terrazze e giardini pensili, comingnoli e muretti,  senza dimenticare le vedute prospettiche del Sasso Caveoso e l’interno delle abitazioni, case grotte,ammattonati,  case sopra le case, ballatoi,  case a corte,  spazi di natura troglodita.
«Guardando oggi—sottolinea Megale—queste magnifiche fotografie noi non vediamo soltanto il paese di Rocco e dei suoi fratelli. Vediamo soprattutto quello che vi vedeva Visconti e, in ultima analisi, vediamo perché Rocco e i suoi fratelli sono nati lì».

E purtroppo in Vico Commercio, Via delle Beccherie,Via Lombardi, Via Bruno Buozzi, ovvero dentro i Rioni Sassi, non è più possibile incespicare nel sentimento e tracce del tempo—vissuto e raccontato da Levi e De Robertis e Guerrieri e Leone e Scotellaro e Mazzarone e Friedmann e Quaroni e Olivetti e Bracco e Gorio  e Rossi Doria e De Rita e Giura Longo e Guerricchio e Sacco e Piovene e Barzini e Musatti e Tentori e Isnardi e Lattuada e Visconti  e Rotunno e Pasolini e Rosi e  Cartier Bresson e Seymour e Collins e Bubley e Weiner e Zavattini, eccetera— che sembrano annientati dalla mancanza di conoscenza  e  dal cosiddetto turismo eccessivo, predatorio e mediatico.

Nino Sangerardi

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