Xylella, tanto rumore per nulla e intanto si consuma un inutile genocidio di ulivi

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Si, genocidio, una mattanza senza fine: l’eradicazione degli ulivi per colpa della Xylella. E’ passato un decennio da quanto il patogeno più tenuto per l’ulivo è comparso in Puglia colpendo dapprima il territorio salentino per arrivare dopo anni alle porte di Bari.

E i risultati? In verità poco soddisfacenti. E’ stata calibrata una mappatura delle zone infette con l’ausilio di ogni mezzo a disposizione delle autorità (un po’ sorde) e sono stati censiti milioni di ulivi, molti dei quali hanno subito una epurazione radicale, totale. Sono stati abbattuti e in molti casi incendiati.

Ma come è arrivato il patogeno in Puglia? Pare che Il batterio della Xylella sia arrivato probabilmente nel 2008 in Italia attraverso un insetto ospitato da una piantina di caffè, in arrivo dal Costa Rica…e poi ha preferito le bianche spiagge e le secolari piantagioni del salento (si vede che ha buon gusto). Quello che appare chiaro è che si tratta di una sottospecie della Xylella detta fastidiosa che è all’origine del Complesso del disseccamento rapido dell’olivo (CoDiRO), una gravissima fitopatologia  colpendo in modo pesante gli appezzamenti olivicoli del Salento.

Va bene, spero sin qui tutto chiaro ma cosa si è fatto per combattere la “ presunta pestilenziale Xylella”? Naturalmente la parola è passata ai politici regionali, nazionale e sentite sentite  a quelli comunitari. Questi signori si sono messi la maschera di Zorro ed armati di un punteruolo spuntato anziché di un fioretto hanno dettato le linee guide a cui tutti coloro che avevano alberi infetti dovevano attenersi. Eradicazione, abbattimenti, tagli, potature estreme, vangature ad ogni angolo…poi ognuno si è fatto il segno della croce perché come al solito le “mazzate” sono state prese solo da chi credeva di combattere il “virus” ed ha voluto credere ciecamente ai politicanti (bravi sulle spalle degli altri). Qualcuno ha tentato di dare un contributo serio ed efficace ma è stato immediatamente sbattuto nell’angolo poiché contro l’establishment dunque una voce da zittire. Un atteggiamento non nuovo in quanto la democrattura pare molto energica quando si tratta di garantire vantaggi a pochi, il covid insegna!

E non finisce qui, oggi abbiamo un territorio deturpato, piantagioni di ulivo saccheggiati, alberi monumentali abbattuti, reddito riveniente dal raccolto delle olive  precipitato ai minimi storici ma la Xylella è ancora viva e vegeta insomma le politiche comunitarie hanno fallito. Perché? Già perché, bella domanda. 

Proviamo a dare un senso alle incapacità delle corporazioni che speculano sulla pelle degli altri. Ci viene in aiuto una lunga intervista rilasciata dalla prof.sa Maria Ciervo alla testata giornalistica Iltaccuinodipuglia. La docente insegna Geografia Economico-Politica all’Università di Foggia e Associate researcher  al LAPLEC, Laboratory for the Analysis of Places, Landscapes and European Countryside, University of Liège (Belgio). Dal 2015, attraverso le sue pubblicazioni scientifiche, la professoressa Ciervo ha portato anche all’attenzione delle istituzioni e dei cittadini i dati del fenomeno Xylella e le risultanze scientifiche convinta che, la perdita di una distesa infinita di ulivi a seguito degli abbattimenti, non fosse la ‘soluzione’ al problema da dover accettare con rassegnazione.

La docente-ricercatrice, snocciola una moltitudine di dati abnormi il cui esito è stato solo quello di numerare gli ulivi sani, da quelli infetti, da quelli eradicati e sapete qual è l’esito? La Xylella non è stata sconfitta e che gli alberi hanno continuato a fiorire e produrre olive e che il censimento ha solo dato fiato alle iperbole dei soliti noti che nulla hanno compreso della questione.

Ci serva solo un dato ci dice la prof.sa Ciervo: “ sono stati abbattuti negli ultimi due anni 6.282 alberi a fronte di 490 ulivi infetti. Un dato pazzesco. Uno scempio ecologico. In totale in dieci anni di lotta senza quartiere sono stati rasi al suolo ben 15.100 piante di ulivo nel territorio pugliese. Una ecatombe agricola. La prof.sa Ciervo la chiama ecocidio.

“uno stravolgimento geografico gravissimo sia per estensione sia per velocità che assume i contorni di un ecocidio vero e proprio, non solo con riferimento al senso letterale del termine ma anche a quello giuridico, ovvero “agli atti deliberati con una significativa probabilità che tali atti causino danni all’ambiente gravi e diffusi o di lungo termine”. Vale la pena ricordare che tale definizione è stata assunta dal Parlamento Europeo che ha approvato una proposta di direttiva affinché l’ecocidio sia considerato un reato penale in tutta l’Unione Europea. Alla distruzione del paesaggio, si aggiunge la distruzione dell’economia locale, la svalutazione fondiaria, la svendita dei terreni, nonché la concentrazione della terra nelle mani dei grandi capitali associata all’ulteriore spopolamento delle campagne e dei piccoli Comuni.”

“ una emergenza fitosanitaria gravissima.  Del resto, continua la Ciervo,  la mancanza di una vera e propria emergenza è stata attestata anche in sei sentenze del marzo 2023, emesse dalla Terza Sessione del TAR-Bari, che hanno sancito che «l’eradicazione urgente di un albero di olivo monumentale è illegittima qualora l’obiettivo di contrastare la diffusione della Xf possa perseguirsi attraverso misure fitosanitarie meno drastiche» e che «le ragioni che hanno indotto l’autorità regionale ad adottare la drastica misura dell’eradicazione dell’olivo dei ricorrenti non corrispondono, ad avviso del Collegio, ad uno scenario di vera e propria emergenza fitosanitaria, pur nella doverosa considerazione di una non facile criticità da affrontare nel territorio pugliese» sulla base del fatto che gli alberi «risultati positivi a Xf siano ad oggi in ottimo stato vegetativo e produttivo», contrariamente a quanto veicolato tramite i media da dieci anni a questa parte”.

 

Conclude la prof. “Che l’abbattimento non fosse la soluzione per bloccare l’avanzamento del batterio era già noto alle istituzioni fin dal 2015 quando l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, in un parere scientifico sull’efficacia delle misure attuate contro Xylella reso alla Commissione Europea, chiariva per l’appunto come fosse praticamente impossibile eradicare il batterio una volta insediatosi nel territorio. Pertanto, se l’abbattimento non rappresentava una soluzione alla presenza di Xylella nel passato, tanto più non lo rappresenta oggi. Da qui dovrebbe sorgere spontanea una domanda. Come mai l’Italia e, in particolare la Puglia, hanno accettato di attuare delle misure drastiche e irreversibili nei confronti di un patrimonio olivicolo millenario di inestimabile valore storico-paesaggistico, oltre che ambientale e socio-economico, nonostante la letteratura scientifica internazionale (disponibile già nel 2013) e l’EFSA dimostravano che l’abbattimento delle piante positive a Xyella non fosse un’opzione di successo?”.

Già, nascono spontanee molte domande, che come al solito non troveranno risposte poiché quando la politica corporativa ed appoggiata dai big traccia la strada solo il tempo può dire la verità Intanto si soffre.

 

Franco Marella

(contributo: iltaccuinodipuglia) 

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