Le voleva bene, tanto bene. Bene da morir

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C’era una canzone degli anni ’60 che recitava questo ritornello.

Poi si scopriva che il “morir”, che concludeva l’appello canoro, non voleva accrescere iperbolicamente la misura del “bene” nel senso sentimentale, ma stava a significare che l’oggetto di quell’amore malato sarebbe morto per mano di chi glielo professava!

Non è il solito articolo sul Femminicidio, i cui dati statistici sono spesso manipolati per far risultare quello che, in realtà, c’è in misura minore di quanto sbandierato pubblicamente e per non fare risultare il lato speculare del fenomeno che pure esiste, ma che non fa comodo diffondere.

Qui, invece, espongo l’allarme di una guerra mondiale sul pianeta Terra. Ci saranno eccidi, di nuovo.

La Terza guerra mondiale, evocata a più voci, è alle porte ma è come se ci si fosse dimenticati dell’orrore a cui abbiamo assistito con gli occhi dei nostri nonni, nella Prima (grande) Guerra, che ci è permeato attraverso quelli dei nostri genitori nella Seconda (tragica) guerra mondiale.

Papa Francesco ci sta ripetendo anatemi, blanditi dal candore dell’abito talare, che vengono ulteriormente smorzati dal rifiuto psicologico delle persone verso quello scenario inaccettabile.

Oggi 14 gennaio 2024, su tutti i giornali cartacei e nei telegiornali, circola la notizia del nuovo attacco di USA e Gran Bretagna nello Yemen “per la buona causa di proteggere le rotte commerciali marittime nel Mar rosso, minacciate dalle milizie Houthi”.

Il Movimento yemenita sostiene di “aver bersagliato finora, con droni, missili e barchini kamikaze, solo le navi israeliane per rappresaglia alle atrocità del governo sionista nella striscia di Gaza”.

Però, dopo l’attacco anglo-statunitense, quel Movimento si è dichiarato legittimato a estendere il conflitto anche a quelle nazioni.

E’ così che, chi ha scritto il copione di questa tragedia moderna ha attuato la spirale che incendierà ogni nazione, che interviene nel teatro di battaglia, nel rogo della disputa armata.

Però, recitano i tabloid come megafoni del presidente americano Biden, intento a percuotersi il petto a conferma della buona fede: “L’America non vuole la guerra”.

Spergiurano che non si sta andando verso lo scontro diretto a Yemen e Iran. Ma chi ci crede?

Ma veramente questo vetero-cowboy dinamitardo, che apparve in TV sorseggiando sorridente una qualche bevanda da un bricco, pensa di sventare la terza guerra mondiale con una semplice dichiarazione d’intenti benevoli mentre scatena un centinaio di missili a guida satellitare su ventitré aree strategiche dello Yemen?

E ci vorrebbe far credere che non immagina che la reazione dell’Iran, se non fosse stata già preordinata, avverrà come conseguenza a catena, il cui anello successivo trascinerà nel conflitto la Russia e tutti i paesi del BRICS?

Io non lo farei così ingenuo. Noi sicuramente non lo siamo e nemmeno possono catalogarsi così i servizi segreti che si stanno adoperando, nel bene o nel male, nelle campagne belliche.

Si può dire tutto e, come in questo caso, il contrario di tutto, ma non convince affatto il suo pacifismo, come non sfuggiva allora, ai tempi della canzonetta in epigrafe di questo pezzo, che la dichiarazione di volerle “bene, da morir” apparisse affatto sincera.

Anche in quel caso, come purtroppo in questo, l’epilogo evocato dalle premesse a cui stiamo assistendo era il “morir”, con la sola differenza che ora, a morire, saranno milioni di persone.

Certo è che, dopo tutto lo sconquasso di un terzo combattimento mondiale, con l’impellente necessità di ricostruire il mondo e quella di gettare lo sconforto alle spalle, quasi nessuno si ricorderà che il dollaro USA, prima del finimondo, versava in condizioni economiche irrimediabili e che solo una guerra avrebbe potuto salvarlo, facendo perderne ogni cognizione!

La tattica per istigare una guerra è quella di far detonare un’escalation a partire da una scintilla, anche se fosse pretestuosa e pur se fosse avviata dalla presunta vittima.

L’importante, per chi sguazza nel sangue altrui vendendo armi (come avviene in molte industrie italiane) è il principio del conflitto: la fase iniziale e non il suo principio ispiratore.

Poi, una volta scatenata la rissa mondiale, chi si andrà a ricordare chi era il ‘gran pezzo di guerrafondaio’ che fece il primo passo?

Di maestri di zizzania, nel quadro geopolitico mondiale ce ne sono diversi.

Adesso stanno ‘tirando per la manica’ il governo italiano che, per spirito morale o per messinscena politica, resiste riottoso alle richieste di partecipazione alle azioni belliche.

L’Italia è già sotto attacco su diversi fronti che minacciano l’unità nazionale e la stabilità politica e sociale del Paese.

Mancherebbe solo la mossa maldestra di tradire ancora una volta l’art.11 della Costituzione italiana, che non guasta ricordare: “ripudia la guerra”, per dare finalmente l’appiglio ai ‘registi della discordia armata’ per far cascare una bomba (che risulterà di provenienza: “mai accertata”) su una delle tante basi NATO che pullulano sulla nostra penisola infestando le intenzioni di pace proclamate nel suddetto Atto normativo.

Le guerre non sono mai idealiste quanto riportano i libri di storia scolastici, sempre meno interessati alle vicende del XX° e del XXI° secolo, ma sono viepiù spinte da interessi economici superiori alle forze di chi vorrebbe scongiurarle.

Durante un semplice sorso dal bricco USAto dal quel presidente potrebbero svanire tutte le conquiste maturate, che conosciamo a memoria d’uomo, ad opera di finanzieri bricconi, oppositori dei BRICS e della volontà di autodeterminazione della pace.

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