Libertè, egalitè, fraternitè

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Con questo slogan nasce il liberalesimo moderno inteso a fondare lo sviluppo economico e culturale dell’intero Occidente anche se questo fenomeno era ampiamente avviato da tempo.

 

Quella libertà ha dato il via libera alle innovazioni tecnologiche e normative che avrebbero permesso le produzioni di massa ed un più diffuso benessere. Già a fine ottocento questa nuova libertà aveva portato alla concentrazione del potere economico in troppo poche mani tanto da indurre un Papa anziano e prigioniero volontario in Vaticano a prendere carta e penna e a scrivere una enciclica, la rerum Novarum, resasi necessaria proprio per provare a difendere i meno fortunati dalle ingiustizie che venivano perpetrate dai nuovi potentati economici. Nascono così le organizzazioni cattoliche e non solo quelle delle piccole imprese e la partecipazione alla politica dei cattolici.

 

Questa libertà ha dato anche la stura alla ricerca scientifica e tecnologica che in modo crescente ha sostenuto e sostiene la forza dei forti con la promessa parzialmente onorata di aumentare il benessere di tutti. Su questo equivoco si arriva ai giorni nostri con il concetto di libertà che ha distrutto ogni frontiera e ogni autorità sociale ed istituzionale. La tecnologia si è scatenata nella lotta alla occupazione con la scusa di rendere meno faticoso e costoso il lavoro umano e si è pervenuti alla periferializzazione di intere generazioni non più necessarie perché non più utili al processo produttivo e ancor peggio si prospetta per il futuro.

 

L’egalitè a sua volta, ha decapitato ogni forma di autorità distruggendo famiglie e scuole, istituzioni e sicurezza. I bambini nascono per lo più fuori dalla famiglia formale originando e legittimando una sorta di poligamia di fatto che altro non è che un caos profondo ed inestricabile. Ancor peggio è da dire della cultura: non serve più e nessuno legge più se non poche parole di intrattenimento affidate al mare dei social.

 

Possiamo dire che il liberalesimo che ha sepolto l’ancien regime è fallito totalmente e ha costruito dei nuovi potentati spesso planetari molto più pericolosi ed indistinguibili di quelli che si sono defenestrati a fine settecento. Lo sviluppo si approfondisce e accresce dove c’è e svanisce nelle aree povere coinvolgendo interi continenti ove si fronteggiano i nuovi potenti.

 

Ma il fallimento maggiore di quella libertà sta nella mancanza di una alternativa. L’unico esito possibile di questa situazione è un governo mondiale non legittimato dalle popolazioni che governano; governo mondiale di cui già se ne intravedono chiaramente i contorni nella finanza, nel credito, nella salute, nella informazione, nella cultura, che crede di avere la forza di mantenere lo statu quo e contenere le intemperanze dei diseredati magari dividendoli; cioè siamo arrivati all’inverso del concetto di democrazia e di libertà e di uguaglianza dai quali siamo partiti.

 

Si avverte quindi la necessità di cercare un nuovo concetto di libertà e un nuovo modo di praticarlo concretamente senza il quale siamo al disastro. Questa ricerca parte dalle parti del mondo che sono escluse dal banchetto planetario; i protagonisti di questo banchetto non vedono la necessità e la urgenza di questa operazione culturale ma la temono. Il Sud Italia ancora conserva una grande dose di identità e subisce una profonda colonizzazione anche culturale ed umana nonché una sistematica spoliazione anche dei suoi figli e quindi avverte maggiormente questa necessità. Il liberalesimo del ventunesimo secolo deve rispondere a moltissime domande: la eliminazione delle frontiere e dei dazi ha o no favorito i ricchi e danneggiato i poveri? La distruzione delle famiglie ha o no favorito la denatalità? La unicità delle legislazioni e delle regole monetarie ed economiche hanno o no danneggiato i poveri e favorito i ricchi? La tecnologia ha favorito o no l’aumento del potere dei potenti e la dipendenza dei deboli? Il rispetto delle identità è o non è il punto di partenza del nuovo corso del liberalesimo?

 

Non possiamo accettare che il futuro ci porti ad un nuovo autoritarismo economico e culturale che già stiamo subendo; dopo aver faticosamente e sanguinosamente rigettato l’autoritarismo di un male inteso nazionalismo adesso dovremmo cercare di formulare un futuro liberale privo delle storture che hanno sepolto il liberalesimo storico. Il razionalismo deve riconoscere la prevalenza dell’uomo e della cultura rispetto agli imperativi razionali della convenienza; il rapporto tra le popolazioni deve tenere conto del loro passato e dei loro valori; la uguaglianza non può significare appiattimento e spersonalizzazione; l’ambiente non può tollerare ulteriori saccheggi di aria e terra per la soddisfazione di bisogni estremamente superflui e l’arricchimento di pochi!   

 

Adesso comincia l’èra del nuovo liberalesimo.

 

CANIO TRIONE

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