Benedetta nostalgia

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Qualcuno tra voi lettori molto probabilmente letto codesto enunciato canticchierà meglio ancora fischietterà un motivetto molto coinvolgente evocando chissà, scene tratte dal film il tempo delle mele con protagonista la splendida Sophie Marceaum o ricorderà i pomeriggi trascorsi con bim bum bam.

Effettivamente dietro questo titolo c’è molto di più, possiamo dire un’epoca dove non c’erano smartphone, le tv erano a tubo catodico e non piatte come quelle odierne. Gli impianti hi-fi davvero affascinanti, ricordo quello di Alfonso, mio cugino, con un suono magnifico. Si comunicava perlopiù con un numero di squilli prestabilito attraverso il telefono di casa, molti amici possedevano coppie di walkie talkie, internet era ai primordi.

Insomma, un tempo che manca davvero anche perché i periodi di festa s’aspettavano tutto l’anno, riunioni di famiglia in cui la dolce metà conosciuta all’università faceva il suo debutto ufficiale.

Oggi possiamo contare su tanta tecnologia, siamo perennemente in contatto, tuttavia in modo proporzionale velocemente ci allontaniamo gli uni dagli altri. Un vocale whatsapp ha sostituito la chiacchierata durante la visita che sollevava il morale a tutti, uno stato sui social è una tra le prime impressioni riguardo una persona.

Dopo il telegiornale delle venti, per socializzare bisognava andare in giro, passeggiando si potevano ammirare auto con impianti stereo da urlo, adesivi all’interno e cuscini con figure in voga al tempo, collocati sul sedile posteriore. Sui cartelloni le mitiche locandine dei cinema declamavano capolavori come “Top Gun”.

La gente aveva una cosa per ogni utilizzo come ad esempio il walkman per ascoltare la musica a cassette, la tv con videoregistratore modo affascinante tra l’altro per stare insieme vedendo un film degustando la pizza o la torta fatta dalla mamma di uno dei tanti presenti. Uno stato d’animo indescrivibile ripensando a quelle giornate, gli eventi da attendere i regali da scegliere per andare ai compleanni; le sensazioni che effettuando una metafora, erano decisamente analogiche come il tempo che le concedeva.

Nostalgie ancora presenti osservando un vecchio lampione, un vicolo o lo scalino del portone dove si chiacchierava in compagnia fantasticando del futuro. Album di figurine impolverati, palloni da calcio consumati, quella macchinetta fotografica oramai in disuso con all’interno un rullino mai sviluppato. Manca il fiato passando davanti casa dei nonni come se quella telefonata riportante l’invito di Natale dovesse arrivare direttamente dal passato, loro che teneva unite le famiglie con grande entusiasmo. I profumi delle pietanze, quegli arredamenti che avevano visto crescere intere generazioni  sono oramai un retaggio del passato.

Non ci sono più soprammobili ricevuti in eredità che facevano da suppellettile o quelle bollette sistemate al lato cucina. Non si vedono più cristalliere immacolate con quel vino che ha segnato un’epoca accanto a quel lume appartenuto a chissà quale bisnonna. Manca quell’atmosfera preziosa che mai nessuna applicazione potrà riprodurre, assenti anche quei discorsi sul domani che verrà.

Il tempo passato come un magnifico castello antico, racchiude in esso tesori e saperi. Molte storie nelle sue stanze pare vogliano esser raccontate al pari di un quadro cui mani sapienti seppero dare colore e anima. Tanto da far stupire i posteri della meraviglia svelata, anche a coloro semplicemente di passaggio.

Vincenzo Naturale

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